Il programma (educativo) di un serio prof

Di Tempi
15 Aprile 2004
Siccome in molti sostenevano che i professori «autoritari e fascisti snobbavano il lavoro democratico

Siccome in molti sostenevano che i professori «autoritari e fascisti snobbavano il lavoro democratico del collettivo docenti», lo scrittore Rodolfo Quadrelli, professore di latino e letteratura italiana, drammaticamente scomparso nell’aprile di vent’anni fa, aveva scritto di getto alcune pagine di “programmazione” davanti a me, suo studente, e me le aveva affidate in occasione di una occupazione del liceo scientifico “Leonardo” di Milano, nell’ottobre 1978, perché io le battessi a macchina e le diffondessi a tutti. Di una conservo ancora il manoscritto. L’altra è diventata un ciclostilato di una battitura a macchina stile comunicati delle Br. Eccone, di quel programma-comunicato, un estratto (inedito) dei “criteri metodologici” per le classi IV e V di liceo scientifico (Francesco Valenti).
«(…) L’insegnamento delle materie umanistiche nella scuola italiana di ogni ordine e grado è stato ed è tuttora di tipo storicistico. In questo senso la cultura dominante, lo storicismo appunto, nelle sue varie versioni ha influenzato la scuola, o meglio l’ha influenzata finora, non essendo ancora l’altra proposta filosofico-metodologica, cioè lo strutturalismo, penetrata nella scuola, almeno in modo completo e definitivo. Il mio insegnamento della letteratura italiana e latina è ispirato da un metodo diverso da quello di entrambe le scuole sopra citate. Non saprei definirlo con un aggettivo solo, ma posso illustrarne il concetto. Tale metodo consiste nella contrapposizione di tradizione a storia, nel senso che in ogni letteratura, anziché sottolineare l’elemento unificante sotto il segno del progresso storico, vengono indicati gli elementi diversificanti, le varie tradizioni appunto, alcune delle quali non vincenti ma significative come quelle che sono prevalse e magari più significative. Facciamo un esempio: tra Dante e Petrarca possiamo rilevare una opposizione (una opposizione che continua e si ripropone anche oggi, tanto che possiamo definire l’intera letteratura italiana come petrarchesca piuttosto che dantesca), anziché tracciare una evoluzione che conduce dal poeta medievale e “reazionario” al poeta già umanista e “moderno”. Questo rifiuto dello schema evolutivo consente altresì di ritrovare possibilità che non hanno avuto successo, anche e soprattutto quando esse non sono legate a un nome grande come quello di Dante. Parimenti importante è capire che le possibilità, realizzate o no nel passato, non sono affatto “superate”, come si suol dire, ma restano come inter-rogazioni permanenti che attendono dal futuro una risposta. Mi pare che anche dal punto di vista pedagogico, ciò abbia qualche conseguenza. L’allievo dovrebbe sentirsi coinvolto piuttosto dall’idea di qualcosa che continua nel presente che non da qualcosa che è finito per sempre. L’accusa, in definitiva giusta, che si è rivolta e che tuttora si rivolge alla scuola, di essere nozionistica, è fortemente manchevole su un punto: che trascura la dipendenza di nozionismo da storicismo.
Per questo motivo ciò che si richiede all’allievo non è la completezza e, in qualche caso, nemmeno l’esattezza, ma l’intuizione di una verità che può essere integrata e completata dall’insegnante. (…)».

Rodolfo Quadrelli

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