IL PROPORZIONALE SENZA PREFERENZE? ECCOLO NEL CASO COSSIGA JR
Il proporzionale è, in assoluto, il sistema più democratico di rappresentanza politica parlamentare. Però, se ‘sporcato’ dalle liste bloccate, non diventa altro che un maggioritario attraverso il quale gli apparati di partito si ‘mangiano’ il territorio. Perciò, se passa questa riforma, rassegnamoci a vedere il film visto a Luino (Va) nel corso di questa legislatura. Qui, dove i collegi per la Camera e per il Senato sono considerati dalla CdL blindati, nel 2001, alle elezioni del 13 maggio, nella circoscrizione IV, (collegio 2 di Luino) per il Parlamento, con il 57,3 per cento dei voti è stato eletto il candidato di Forza Italia, Giuseppe Cossiga. Il figlio del famoso picconatore, catapultato nelle valli del lago Maggiore, ha preso i voti ed è scappato. Le sue apparizioni sono state fugaci. Dell’onorevole Cossiga non si può certo dire che sia una persona antipatica ed ostile. Tra i pochi cittadini che hanno avuto l’onore di conoscerlo, ci sono i compagni del collettivo di RedAzione, che all’epoca delle elezioni organizzò un presidio in piazza ed ebbero la sorpresa di essere ‘visitato’ proprio dal futuro onorevole. Altro esempio. Nel collegio n. 17 di Varese (Luino e valli limitrofe) per il Senato è stato eletto l’avvocato Piero Pellicini di An con 45,8 per cento delle preferenze. Mentre in Senato Pellicini votava con la maggioranza e con le indicazioni dell’allora ministro della salute Gerolamo Sirchia per una razionalizzazione dei costi del sistema sanitario nazionale, in terra indigena, quando la Regione Lombardia decise di attuare la ricetta Sirchia, eliminando i piccoli e malridotti ospedali per accorparli in nuove strutture più efficaci, Pellicini cavalcò la tigre dell’indignazione popolare, si schierò con i ‘comitati di difesa’ e all’opposizione regionale. Il senatore Pellicini si è mosso per il bene del paese o per mero calcolo elettoralistico? La domanda gli fu posta da RedAzione. E siccome il senatore non chiarì nulla, Luino fu riempita di manifesti con la scritta: ‘Senatore, per favore, si dimetta’. Il senatore di An si rivolse un consigliere regionale del Prc per chiedere di zittire RedAzione.
Fabio Cavallari
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