Il raider centrista
Parigi
A un mese dal primo turno dell’elezione presidenziale, in calendario il 22 aprile, tra i dodici candidati ufficiali solamente tre, secondo i sondaggi, sembrano avere l’effettiva possibilità di essere eletti alla presidenza della Repubblica: la socialista Ségolène Royal, il centrista François Bayrou, il neogollista Nicolas Sarkozy. Le altre candidature, almeno per il momento, possono essere considerate di testimonianza, compresa quella del leader dell’estrema destra, Jean-Marie Le Pen, presidente e fondatore del Front National che nel 2002, a sorpresa, passò al secondo turno dell’elezione presidenziale, a danno del socialista Lionel Jospin. Se infatti anche questa volta Le Pen dovesse superare il primo turno, al ballottaggio riuscirebbe a ottenere al massimo il sostegno del 20-25 per cento dell’elettorato, secondo le stime degli analisti.
Assai particolare è la situazione di Bayrou, presidente dell’Udf (Union pour la démocratie française), che a suo modo può essere considerato come un candidato per difetto, se non di protesta, visto che si propone come la sola alternativa per quella parte dell’elettorato moderato che non si riconosce più né in una destra dominata dai neogollisti né in una sinistra che ha il suo baricentro nel Partito socialista. Bayrou è convinto che ci sia l’opportunità per un’iniziativa politica che gli permetta di riunire attorno alla propria candidatura tutti coloro che, a destra e a sinistra, desiderano lavorare insieme per risolvere i problemi del paese. E i sondaggi sembrano dargli ragione. Al 7 per cento solo qualche settimana fa, il centrista è passato al 14 per cento verso la fine di febbraio e al 24 a metà marzo, per scendere attorno al 20 per cento alla fine della scorsa settimana. Bayrou ha però un enorme problema. Sia Sarkozy che la Royal, infatti, hanno messo in evidenza che il suo partito, l’Udf, è rappresentato in Parlamento solamente da 27 deputati (su 577) e 33 senatori (su 331). E che i deputati dell’Udf sono stati eletti anche grazie agli accordi di desistenza con i neogollisti. Cosa succederebbe, dunque, qualora Bayrou riuscisse a conquistare la presidenza della Repubblica? Se alle elezioni legislative (che a maggio seguiranno quella presidenziale) i centristi, sullo slancio della ipotetica vittoria di Bayrou, riuscissero a ottenere un centinaio di deputati, sarebbero comunque ancora lontani dal possedere la maggioranza necessaria per governare. A quel punto si aprirebbe un periodo di forti turbolenze politiche strutturalmente insolubili. Infatti sarebbe difficile immaginare i deputati degli altri partiti convergere in massa da destra e da sinistra verso il centro, come sogna Bayrou, perché un simile scenario significherebbe l’implosione sia del partito socialista sia di quello neogollista.
Gli sfidanti sono avvisati
Proprio per questo, secondo molti analisti, la formidabile progressione di Bayrou nei sondaggi potrebbe rivelarsi, nei prossimi giorni, non tanto un consenso diffuso al suo progetto centrista, quanto piuttosto una specie di bolla speculativa alimentata da chi, in particolare tra i moderati di destra e di sinistra, dichiarando di sostenere Bayrou intende in realtà lanciare un avvertimento sia alla Royal che a Sarkozy. Durante questa campagna elettorale, infatti, per molti i due candidati avrebbero concesso troppo alla demagogia, lanciando promesse mirabolanti utili certo a mantenersi nei sondaggi (che danno Sarkozy attorno al 28 per cento e al 25 per cento la Royal) ma impossibili da mantenere se non peggiorando la già difficile situazione economica del paese.
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