il rebus delle 18 ore

Di Persico Roberto
12 Giugno 2003
Il tormentone di fine anno si chiama 18 ore.

Il tormentone di fine anno si chiama 18 ore. In sintesi. La finanziaria 2002 stabiliva una cosa semplicissima: che il contratto degli insegnanti delle scuole secondarie, che prevede 18 ore settimanali di insegnamento, venga applicato a tutti, anche a quei professori del liceo e degli istituti tecnici che per antica tradizione fanno 16, 15 o addirittura 14 ore in cattedra e le altre 2, 3 o 4 “a disposizione” per eventuali supplenze. Tutti d’accordo, sindacati compresi: se uno è pagato 18 ore, 18 ore lavori. Poi si è scoperto che non è così facile. Per far quadrare i conti occorre ricorrere agli artifici più disparati: si assegnano le classi di un corso a docenti diversi, si separano materie (matematica e fisica, italiano e storia) tradizionalmente accorpate, si manda un insegnate a spasso tra una sezione e l’altra (tutte cose, per la verità, che negli istituti professionali si fanno da sempre). Da una parte l’esigenza del ministero di razionalizzare le risorse e di mettere fine a un ingiusto privilegio è sacrosanta. Dall’altra gli insegnati sballottati si ribellano. Il malcontento serpeggia anche tra i fan della riforma: «Facciamo parte di quegli insegnanti che hanno creduto alle buone intenzioni del Ministro, l’abbiamo applaudito al Convegno di Diesse di Bellaria del 2002» scrive un gruppo di insegnanti «ma il modo in cui si sta attuando la norma sulle 18 ore, rimaneggiando le cattedre solo in base a criteri economici e fiscali, trascurando ogni criterio di continuità didattica non può che portare ad uno scadimento della qualità. Impiegateci pure per 18 ore di cattedra, ma nelle nostre classi; altrimenti saremo costretti inevitabilmente a far scendere il livello qualitativo della scuola, e soprattutto a trascurare il rapporto educativo». Figurarsi i nemici, che non potevano immaginare occasione migliore per montare la protesta. Fingendo di ignorare che la colpa non è della Moratti, che cerca di risolvere il problema, ma delle perverse intese fra i sindacati e i precedenti ministri che l’hanno creato. L’estate probabilmente calmerà gli animi, come spesso succede fra le aule. Ma rimane un’evidenza: i problemi delle scuole non troveranno risposte adeguate finché si pretenderà di risolverli con circolari ministeriali. Le 18 ore sono solo la spia di una situazione cementificata, la cui soluzione ha un solo nome: autonomia. Autonomia vera, responsabilità alle scuole di gestire risorse umane e materiali. Ne riparleremo.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.