Il referendum di Ayalon e Nusseibe
Si parla della recita di fine anno alla scuola dei figli, delle prossime vacanze, dei progetti per il ritorno dal mare. Della hudna, la tregua di tre mesi proclamata dai gruppi terroristici islamici palestinesi, si parla poco. «L’hanno capito finalmente che questa è la miglior cosa da fare per tutti e più di tutto per loro! Cosa hanno ottenuto Hamas e Jhad con questa intifada? Solo distruzione!». «Questo cessate il fuoco è una manovra per organizzarsi meglio, per riprendersi dai colpi infertigli dall’esercito, poi ricominceranno!». C’è molta stanchezza in giro e la gente comune è stufa di aspettare, di fidarsi, di credere in un cambiamento. Per questo, quando devo domandare qualcosa di non puramente emotivo sul futuro di Israele, telefono a Ami Ayalon, l’ex capo dei servizi segreti militari israeliani, che, come i veri sabre, quelli di una volta, risponde con entusiasmo e senza falsi convenevoli. «Che ne dici tu della hudna?». Ami: «La cosa più importante è capire se e in quale misura i palestinesi sono pronti ad accettare questa tregua. A lunga scadenza questa hudna non può essere una risposta per gli israeliani. Perché sia un fatto rilevante e durevole, Hamas e gli altri dovranno assicurare l’abbandono delle armi e del terrorismo. Questo è un cessate il fuoco, ma per Israele non può essere sufficiente. L’Autorità palestinese ha bisogno dell’hudna più degli israeliani perché i terroristi sono diventati una minaccia anche per loro». Ci vuole tenacia e positività fuori del normale per continuare a credere che qualcosa di buono possa ancora accadere. Ami Ayalon e il leader palestinese di Gerusalemme Sari Nusseibe hanno raccontato alla Tv Al Jazeera il loro nuovo progetto: un referendum tra israeliani e palestinesi su un preciso trattato pace.
Entro qualche giorno verranno realizzati banchetti in tutta Israele dove si potrà firmare e aderire all’iniziativa. «Noi rinunceremo ai nostri sogni su Hebron e Nablus e le lasceremo ai palestinesi, loro rinunceranno a Yaffo e Haifa che resteranno a Israele», dice Ayalon. Nusseibe aggiunge che i palestinesi rinunceranno al «diritto del ritorno dei rifugiati» e riconosceranno Israele con i confini del ’67. Per entrambi la speranza è che il referendum influenzi i capi di Stato a risolvere il conflitto. Si firmerà per «Due stati, due popoli, ritorno di Israele ai confini del ’67, smantellamento delle colonie, Gerusalemme capitale dei due stati e rinuncia al ritorno dei palestinesi». Migliaia di palestinesi hanno già sottoscritto il referendum e molti ebrei hanno dato delle offerte per sovvenzionare l’iniziativa. Che sia l’ora del Messia?
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