Il richiamo della foresta

Di Pavarini Maria Cristina
31 Agosto 2002
Chi è stanco di vivere in luoghi normali può costruirsi una casa su un albero

Chi è stanco di vivere in luoghi normali può costruirsi una casa su un albero. È l’ultimo must della bioarchitettura, è una sorta di rifiuto verso comfort e lusso ed è una forma di riscoperta del proprio spirito primitivo. Esiste una popolazione in forte crescita – anche se si tratta quasi sempre di spiriti solitari – diffusa negli USA, ma ormai amata anche dagli europei. Sono i “treepeople”” (=la gente degli alberi). Nascono studi specializzati nella progettazione di queste case di campagna alternative. Esplode la mania di libri che raccontano l’epopea di questa passione da Giovani Marmotte, come “The treehouse book” (Universe) e “Treehouses” (Gaia), anche se il libro-guida per i fuggitivi dall’urban-chic è “Il barone rampante” di Italo Calvino. “È come realizzare il sogno d’ogni bambino”, racconta Alain Furens, pubblicitario parigino emergente rifugiato nei boschi del Luberon. Scrittori in cerca d’ispirazione, naturalisti lavoro-dipendenti, viaggiatori stanchi del camper e manager adepti del tele-lavoro tornate alla natura – e all’infanzia!

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