Il rinvio dell’apertura di via QUaranta bis non è solo un problema di carte bollate
Commentando il rifiuto da parte del Comune di Milano a dare l’autorizzazione all’apertura della scuola araba in via Ventura, Marilena Adamo, capogruppo dell’Ulivo in Consiglio comunale, ha dichiarato: «è una mossa dal sapore ideologico». Ma qui, di ideologico, c’è solo la caparbia ostinazione, da parte dei promotori dell’istituto e dei loro sostenitori cattoprogressisti, nell’offuscare la realtà dei fatti. Il Comune e la direzione scolastica regionale hanno negato a Insieme, l’associazione che prova a rimettere in piedi una via Quaranta, l’ok per l’inizio delle lezioni non per una “questione ideologica”, ma per la mancanza di condizioni di agibilità della struttura. Insieme oggi, il centro Fajr un anno fa, usano sempre la medesima strategia: annunciano ai giornali l’imminente apertura, creano il caso, mostrano i volti di tanti bambini e mamme che “vogliono solo studiare preservando la loro identità”, ma non presentano mai la documentazione adeguata.
Il problema, però, non è solo di avere i bolli giusti sui documenti giusti (se Insieme farà i lavori necessari, via Ventura aprirà fra qualche settimana), ma è educativo. Il centro Fajr – un anno fa – in maniera spudorata, Insieme – oggi – in modo truffaldino, negano la possibilità a 200 ragazzi di poter studiare e potersi integrare. è questa la questione, non solo le scale antincendio non a norma. Forse varrebbe la pena di iniziare a discutere anche di questo “livello” della vicenda. Cosa si insegnerà in via Ventura? Al di là dei proclami, quale modello di società, di uomo, di rapporto con le religioni sarà proposto? I precedenti (via Quaranta) non sono incoraggianti. I promotori (Insieme) non sono credibili. I loro protettori (Unione) fingono di non vedere. Fino a quando?
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