Il ritorno del re
Capitolo conclusivo della saga cinematografica iniziata due anni fa, “Il ritorno del re” è forse il film più bello e compiuto dei tre, perché sa coniugare lo spirito lirico de “La compagnia dell’anello” e l’epos tragico de “Le due torri”. Tradimento, amicizia, speranza e peccato: sono queste le parole che più risuonano nelle tre ore e mezza del film di Jackson, che è riuscito nell’impresa impossibile di interpretare personalmente Tolkien senza stravolgerne la natura, e divulgarlo a tutto il mondo, anche a chi patito di fantasy non era e non è. Kolossal gotico, horror inquietante ma anche carme di speranza e dramma psicologico: la prima, grande saga cinematografica del nuovo millennio è qualcosa di più di un semplice film. è il monumento d’identità dell’Occidente libero e cristiano, dell’uomo fragile di fronte al peccato, che tradisce l’amico più e più volte, ma anche dell’uomo che sa qual è il suo destino e sa con chi arrivarci. Dell’uomo vero, che non dimentica il peccato e confida nel ritorno certo di un re che tutto salverà. Scenari struggenti, sequenze indimenticabili, dialoghi sapienti: la speranza sia con noi. Per sempre.
Di P. Jackson
Con E. Wood, V. Mortensen
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