Il ritorno della musica
Non era il solito pubblico, quello che il 22 marzo affollava la sala Puccini del Conservatorio di Milano; si respirava un’aria più libera, più disinvolta di quella dei concerti abituali. Inconsueta anche la formula: prima che l’orchestra attacchi, un musicologo prende il microfono e introduce i brani della serata. Si tratta di Pier Paolo Bellini, general editor di “Spirto gentil”, la collana discografica di Universal Music diretta prima da don Luigi Giussani e ora da Julián Carrón. Bellini ha spiegato le origini dell’iniziativa editoriale, che sono le medesime della serie di concerti proposti dall’Accademia delle opere: la passione per la musica che il fondatore di Comunione e Liberazione ha respirato fin da bambino a casa sua, che lo ha accompagnato per tutta la vita, che lo ha condotto a salire i gradini del liceo Berchet con un grosso grammofono sotto il braccio, per comunicare ai suoi alunni il desiderio di infinito che si respira in brani come il Concerto per violino di Beethoven. Ed è stata proprio l’opera del maestro di Bonn il pezzo forte della serata. Nel primo movimento, ha spiegato Bellini, nelle meravigliose volute del solista, c’è tutta la lotta dell’io per affermare se stesso, la propria grandezza; una melodia che continuamente cerca di fuggire, ma continuamente viene inseguita e ripresa dall’orchestra, in cui sembra alla fine acquietarsi. Il secondo movimento può così sgorgare come un canto di riconoscenza per la pace ritrovata, e il finale esplodere in una danza che sembra abbracciare l’intera compagine umana.
Poi la parola è passata all’orchestra, una compagine costituita nel 2005 da musicisti già impegnati in formazioni prestigiose come la Filarmonica della Scala o il Maggio musicale fiorentino; sul podio Diego Montrone, al violino Domenico Nordio. Fin dall’attacco, i due fanno piazza pulita dei luoghi comuni sul concerto, che la critica tende a definire una “pausa lirica” fra le opere del Beethoven più drammatico: Montrone e Nordio, invece, lo scolpiscono con un bel piglio maschio, virile, un impeto che non lascia un attimo di respiro. Le dimensioni ridotte dell’orchestra favoriscono il gioco delle parti, la pulizia degli interventi delle diverse sezioni: è davvero una sfida elettrizzante quella che incessantemente rimbalza dal solista ai diversi gruppi strumentali e all’intera orchestra. Anche il movimento lento scorre senza cedimenti, cantabile ma intenso, mai languoroso; e il finale è un fuoco d’artificio di esultanza. Il medesimo tono baldanzoso attraversa poi tutta la K550, la più drammatica tra le ultime sinfonie di Mozart che chiude il programma. Si è fatto tardi, gli orchestrali vorrebbero andare, ma il pubblico non cede e riesce a strappare un bis. Poi s’allontana a capannelli, commentando un modo di fare e di ascoltare musica che non è pura evasione estetica. Tornerà nei prossimi appuntamenti del ciclo, 19 aprile, 17 maggio, 21 giugno.
Gli altri appuntamenti
E per chi apprezza la formula, proprio in questi giorni la città offre un’altra possibilità, Musica in Cattedra, proposta al Teatro Litta dal Centro Culturale di Milano in collaborazione col Settore giovani del Comune: concerti commentati dagli stessi esecutori, che propongono, anche nel corso dell’esecuzione, le ragioni della propria passione per i brani suonati, nel tentativo di trasmettere «l’entusiasmo per qualcosa che la musica, o tutto ciò che è bello al mondo, ha destato dentro». Il 23 aprile Simone Pedroni suonerà i Quadri di un’esposizione di Musorgskij e il 21 maggio Roberto Plano presenterà due sonate di Beethoven, la Pastorale e l’Appassionata.
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