Il santuario di Caravaggio
Ci sono luoghi dove, più che in ogni altro dove, uno si sente bene, come quando si beve un bicchiere di acqua fresca dopo aver passato ore sotto il sole. Luoghi che ti fanno alzare lo sguardo verso il cielo e percepire per un attimo l’infinitezza della vita, dove chiunque si sente a casa e può chiedere ciò che vuole. Letteralmente, oggettivamente. Ecco, il santuario della Beata Vergine di Caravaggio è uno di questi luoghi. Si erge nella pianura, faro per il pellegrino che già da lontano sa dove dovrà arrivare. Tutte le differenze e le contraddizioni qui sono a casa loro. Così trova posto il coro sardo e quello degli alpini, i cittadini di Caravaggio e i “forestieri” di Milano, del resto d’Italia e delle Filippine. Al Sacro Fonte dove Giannetta incontrò Maria, si vedono i principi e i contadini di oggi. E di fronte allo stesso quadro raffigurante Gesù trovano posto la bambina di 10 anni contrita e triste per la Sua morte, la vecchia signora in nero piegata a pregare, e il discolo di 6 anni che ride indicando il quadro: «Vedi, Gesù è il capo di tutti».
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