Il segreto di Harry Potter
Il richiamo esercitato dalle avventure di Harry Potter non è legato alla loro novità, ma al loro essere parte di una tradizione di letteratura per ragazzi che, in Inghilterra, risale al secolo XVIII. A partire da quell’epoca, i ragazzi non vengono più considerati degli adulti in miniatura, ma si riconosce loro il possesso di un mondo tutto proprio anche nel campo dell’immaginazione. Inoltre, parallelamente allo sviluppo della monarchia costituzionale, con la nascita di una “personalità emotiva” di tipo borghese, la famiglia viene assumendo un’impronta eminentemente patriarcale. Come l’amore sponsale diveniva la norma, così le relazioni fra genitori e figli divenivano meno distaccate, e questo comportò anche un maggiore interesse per la loro educazione. Gl’inglesi definiscono il secolo XVIII l’“Età dei miglioramenti”: agricoltura, industria, finanza, espansione imperiale, ma soprattutto razionalità e nuove idee. Dismessi i toni entusiastici della Rivoluzione di Oliver Cromwell e l’estremismo dell’assolutismo francese, il “miglioramento” fu l’ideologia tipica di questa epoca. L’illuminismo inglese non fu, però, come in Francia, un’opposizione messa al bando dal potere, ma coincise con il sistema stesso, fattore che spiega perché esso guidò la contro-rivoluzione alla sanguinosa, inetta e mal condotta Rivoluzione francese. Già un secolo prima del terrore francese, a Londra John Locke era stato ministro degl’Interni e Isaac Newton il ministro delle Finanze che fondò la Banca d’Inghilterra e la City. E la censura sui libri terminò nel 1696.
Il romanzo della normalità (morale)…
Il miglioramento costante preferito alla rivoluzione improvvisa richiedeva che l’educazione morale dei giovani venisse impostata su direttive sia razionali che religiose. «Il vero scopo dei libri è quello di rendere le persone più sagge e migliori», osservò Sarah Fielding, sorella di quell’Henry Fielding che scrisse il più famoso romanzo per adulti dell’epoca, Tom Jones, ed ella stessa autrice del primo romanzo per ragazzi, “scolastico” come quelli di Harry Potter. Una generazione più tardi, Mary Wollstonecraft (1757-1797) — la “madre del femminismo” che rischiò di morire dando alla luce Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein — scrisse nel 1791 Original Stories from real life calculated to regulate the affections and form the mind to truth and goodness, con illustrazioni del grande William Blake. Suo scopo era incoraggiare le ragazze a impadronirsi di attributi tipicamente maschili come il pensiero razionale invece delle superficiali doti femminili tipiche di chi altro non è se non l’accompagnatrice del proprio marito, educatore dei figli. Mary Edgeworth (1757-1849), sua contemporanea, scrisse il roussoviano The Parent’s Assistant invitando specialmente alle ragazze di apprendere attaverso l’esperienza. Harry Potter frequenta una scuola mista e le ragazze sono comprimarie a pieno titolo delle sue avventure. Che le sue storie siano imperniate sull’elemento morale è dovuto alla tradizione delle Sunday School, ovvero ai libri del movimento che organizzava le scuole domenicali gratuite di catechismo gestite dalle diverse Chiese e da cui poi si svilupperà il sistema dell’istruzione statale britannico. Come sulla base d’inni religiosi composti per esempio da John Wesley, il fondatore del metodismo, furono composte arie di canzoni popolari, così il romanzo fu utilizzato per l’educazione morale. L’idea forte era: «Perché mai il diavolo dovrebbe avere le melodie migliori?» e scrittrici come Mary Sherwood s’incaricarono di fare lo stesso con il romanzo. Nel secolo XX, invece, il realismo sociale è venuto secolarizzandosi, e gli eroi e le eroine di un’epoca in cui l’istruzione è accessibile a tutti possono pure essere delle operaie come in Eve Garnett. È stato per sfuggire a certo realismo esagerato che l’Ottocento ha sviluppato temi fantasitici, attaccati sia dai cristiani che dai razionalisti.
… e la normalità (morale) nel romanzo
Nata nel 1965 e laureata in Lingue e letterature classiche, Joanne Kathleen Rowling ha consapevolmente o inconsapevolmente sintetizzato gran parte di questa tradizione antica di 250 anni, entusiasmando il mondo intero con Harry Potter. I francesi, raramente anglofili, considerano la narrativa per ragazzi il più grande contributo dato dal mondo inglese alla letteratura mondiale. Di fatto, le storie della Rowling sono, nonostante l’elemento fantastico, storie assolutamente “scolastiche” nella struttura e nella scelta dei personaggi. Sono però insolite non solo per la magia, ma per il fatto di essere ambientate in un collegio misto: e nel romanzo più recente della serie trova spazio anche una storia d’amore. Come alcune delle scrittrici che l’hanno preceduta, la Rowling nasconde il suo essere donna dietro l’uso delle semplici iniziali: nel suo caso si tratta di una scelta operata per non alienarsi quei piccoli lettori maschi che non prenderebbero mai in considerazione un libro scritto da una donna. E la strategia ha funzionato spingendo alla lettura molti ragazzi prima riluttanti. L’ultima storia della serie, poi, cerca anche di far riflettere sulla realtà della morte. Il romanzo ha iniziato la carriera patendo l’accusa di essere opera del demonio, ma fra l’altro è riuscito a incoraggiare per esempio i ragazzi allo sviluppo della propria immaginazione, contemporaneamente insegnando, informando e divertendo. Non solo mondi immaginari, insomma, ma anche tematiche presenti nella vita reale dei ragazzi. Il romanzo come messale?
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