Il segreto nascosto in una rosa al primo caldo

Può sembrare una cosa non rilevante. Banale, addirittura ovvia. Con tutto quello cui si ha da pensare. Eppure, in questi giorni di maggio ciò che ci colpisce di più la mattina come usciamo di casa sono i giardini. Anche a Milano: gli stentati giardini di Milano, le strette bordure di verde delle villette di periferia. Ci passi accanto distratto, e ti investe l’odore acerbo dell’erba appena tagliata. In mezzo ai tuoi pensieri quel profumo si fa strada e te ne distoglie per un momento. L’erba tagliata sa di primavera prossima all’estate, è promessa, ed eco insieme di una confusa memoria che non sai afferrare. Forse dei tempi in cui i giorni della fienagione erano nuova abbondanza nelle campagne, e quel profumo il segno del raccolto quasi maturo – del freddo e della fame ancora una volta sconfitti. Forse per questo inebria e rallegra il vento che sa d’erba, in maggio. E le siepi bianche di gelsomino? Questo è un profumo che emana una dolcezza struggente, presagio di sere calde d’estate, di feste, di amori.
Ma, soprattutto, le rose. Sui muri di periferia, dietro le cancellate si arrampicano, fiorite tutte insieme in pochi giorni, e cariche ancora di nuovi boccioli. Scarlatte e carnali, chine sotto il loro stesso peso, o candide come vergini, i grappoli di rose nei cortili angusti meravigliano per una generosità,una fecondità senza misura nel generare di quei tronchi spinosi, che due mesi fa parevano morti. Come il segno di una irragionevole sovrabbondanza, che non ha calcola costi o energie; che gratuita si mostra nelle rose splendenti di maggio. Le guardi sporgersi dalle inferriate, trionfanti, completamente donate a ogni sguardo distratto, o anche a nessuno, e ti allontani con in mente qualcosa di confuso lungo i viali di periferia dove le auto corrono veloci – come se qualcosa ti fosse stato detto, e tu non avessi afferrato. Cosa sta scritto, come in un codice trasparente eppure nascosto, nello sfacciato, esuberante rigoglio delle rose al primo caldo? Quella bellezza che pare sprecata nel nostro passare oltre frettolosi, di che parla? Dice, se ti fermi a contemplarla, che la promessa è eternamente ripetuta, che il dono è gratuito e in nessun modo risparmiato – che l’alleanza è per sempre. Questo ripetono le rose dagli asfittici giardini dei palazzi di Milano a chi si ferma a guardarle con un improvviso stupore. Come riconoscendo, sotto al loro darsi radioso, l’orma di un’altra mano, che sotto quelle sembianze per un istante si rivela.

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