Il senso del didattichese

Di Justin Mc Leod
08 Dicembre 2005

L’unica cosa infelice del libro è il titolo (‘L’organizzazione efficace dell’apprendimento’: da tener lontano chiunque). Ma basta aprirlo e si scopre che il contenuto è una miniera. Rosario Mazzeo ha la rara capacità di affrontare le parole del didattichese imperante, guardarci dentro, rivoltarle, ridare loro un significato umano. Sotto la sua penna termini abusati come ‘apprendimento’ («una compagnia guidata in un lavoro»), ‘metodo’ («via della mente commossa»), ‘competenze’ (la ‘firma’ di ciascuno studente su quello che ha incontrato, quando lo riconosce interessante per sé e diventa principio di intrapresa) ritrovano storia e spessore, diventano indicazioni preziose per ogni insegnante che non abbia smarrito o voglia recuperare il desiderio di un gusto e una professionalità intelligente.
Affiora quasi a ogni pagina la lezione profonda de ‘Il rischio educativo’ di don Luigi Giussani; non ripetizione di una teoria, ma criterio di giudizio che illumina di nuova luce i problemi della scuola di ogni giorno. Imperdibili, se proprio si vuole scegliere, i capitoli dedicati al compito degli insegnanti (‘Complici o maestri?’) e alla dimenticata e fondamentale ‘arte del ripetere’ (‘elogio della ripetizione’).

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