Il senso di Lalla per la vita

Di Valenti Annalena
02 Febbraio 2006

Difficile scrivere quando si è sul fronte a combattere, seppure in qualità di vivandiera o cappellano. A cosa non può rinunciare il soldato Lucilla, 18 anni, che voleva entrare all’accademia militare, e si ritrova a combattere questa guerra chiamata leucemia, chiusa in una stanzetta di m. 2.50 per 4 da 40 giorni? (Anche se sa di non essere la sola a dover combattere guerre che sembrano troppo grandi per un ragazzo, suo nonno alla sua età è stato per due anni in un lager sovietico e il suo amico Yotam per tre anni farà il soldato nell’esercito israeliano!) Ad un “fisico bestiale” o meglio ancora ad un “tieni su il morale che il fisico poi sta meglio”. tieni su il morale ad una che da 25 giorni è passata dal digiuno al semolino, è dimagrita 9 chili, non vede l’ora di fare la Tac, così la devono portare al piano sotto “a fare un giro”, e vede le amiche solo da un finestrino?. cazzate. Ma che lei non sia determinata né dal fisico, né dal morale o dall’umore, ce lo dice questo dialogo cui ho assistito tra Lalla e l’amica Sara, il giorno 35° di ricovero.
«La notte a volte non dormo, e allora dico il rosario, a proposito mamma lo devo dire nella testa o ad alta voce?». E la sua amica: «Allora puoi pregare per me, perché Dio mi aiuti a scegliere la strada giusta». «Va bene». «E anche per Paolo, anche lui non sa cosa fare». «Va bene». Ve lo immaginate, due ragazze di 18 anni, una domanda, una risposta, semplicemente va bene, per dire che la vita ha un senso ed è a questo che non possiamo rinunciare.

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