Il Sentiero interrotto (come si applica il metodo Forno nella provincia lecchese)
Claudio Monaco è conosciuto da trentacinque anni come una persona, e da quindici giorni come un’altra. La bestia che l’ha condannato a questa metamorfosi ha le fattezze del sospetto, della voce, del bisbiglio, del “dagli all’untore”. E se l’untore ha la fisionomia di un uomo che fino al giorno prima era considerato un benefattore, uno che aveva salvato tante madri dallo sconforto di una vita sul limite della disperazione, allora il gusto maligno del mettere alla gogna un dottor Jekyll, si fa ancora più malsano e s’accresce di nuove voci, di nuovi bisbigli, di nuovi particolari presunti. Se poi al servizio del sospetto si mette la magistratura e la stampa, il Grand Guignol può andare in scena con le sue maschere, i suoi primi attori e quella sceneggiatura già vista nell’annus horribilis 1993, era Tangentopoli.
Monaco, 63 anni, è stato arrestato alle 5,30 di mattina di lunedì 29 agosto con l’accusa di abusi sessuali aggravati a danni di minori: due bambine di 4 anni e una di 10. Da quel giorno ad oggi vive col cappio al collo, col marchio di essere un pedofilo. Per i trentacinque anni precedenti a questi ultimi quindici giorni era conosciuto come la stimabile persona che ha lavorato con disagiati, tossicodipendenti e ragazze madri. Nel 1988 aveva fondato a Merate (Lecco) “Il Sentiero”, struttura di accoglienza e recupero per donne e bambini in difficoltà. Per farlo, Monaco e la moglie avevano aperto le porte di casa, impegnando buona parte delle risorse di famiglia, riuscendo con gli anni ad accreditarsi sul territorio come la miglior struttura di aiuto per queste problematiche. Negli ultimi cinque anni oltre 100 “casi” sono passati per il Sentiero “con una percentuale di reinserimento” – così nel gergo degli esperti – considerata molto significativa.
UN COMPORTAMENTO PROCESSUALE CRISTALLINO
La vicenda ha inizio il 27 luglio quando due mamme che abitano nel centro presentano un esposto alla magistratura accusando Monaco di aver molestato le figlie. Secondo le donne le bambine avrebbero comportamenti strani, un linguaggio insolitamente perverso e sarebbero state attirate con futili scuse da Monaco nel suo appartamento (che si trova all’interno del “Sentiero”) e quindi costrette a scambiarsi con l’uomo effusioni e carezze intime. Il pm Luca Masini avvia l’inchiesta, Monaco riceve un avviso di garanzia e la sua casa viene perquisita: il suo personal computer e i suoi diari (su cui annotava da anni le sue impressioni e appunti professionali) gli sono sottratti. L’uomo, di comune accordo con Corrado Limentani, suo avvocato, Luigi Campagner, direttore generale della cooperativa e Agnese Signorelli, direttrice della sede di Merate, decide di mettersi al completo servizio degli inquirenti. Chiede di essere ricevuto dal pm che però nega l’incontro limitandosi a domandare a Monaco «solo un testo scritto». L’inquisito invia una lettera in cui comunica di trasferirsi a Milano nella casa del figlio, la sua volontà di non intralciare le indagini, la propria completa disponibilità ad essere ricevuto dal pubblico ministero. Intorno a Ferragosto, allarmato dalle continue voci sul suo conto, tenterà di nuovo – ma invano – di ricevere spiegazioni recandosi al tribunale di Milano. A fine agosto avviene l’imprevisto arresto con modalità a dir poco sorprendenti. Il capo della squadra mobile di Lecco, Fabio Mondora, convoca una conferenza stampa e davanti ad un gruppo ben nutrito di giornalisti rende pubblica la vicenda non lesinando aggettivi come «scabroso» e «allucinante». Monaco è incarcerato a Pescarenico in isolamento. L’avvocato Limentani verrà a conoscenza dell’arresto solo dai notiziari.
LEGGEREZZA GIACOBINA
Di qui in poi è storia di voci e sospetti, dove la reale entità dei fatti è affidata più ai racconti che non a oggettivi riscontri. D’altronde il trambusto è facilmente comprensibile essendo il microcosmo del “Sentiero” abitato da persone che spesso hanno vissuto esperienze di vita traumatiche e violente. Donne che hanno vissuto nel proprio quotidiano quelle violenze che oggi a Monaco sono imputate e che lui stesso, a meno di un raptus maligno incomprensibile dell’ultimo momento, ha combattuto – nei fatti documentabili e nelle opere visibili – con perseveranza e accanimento per tutta una vita. Ma questo fatto, anziché indurre gli inquirenti a una maggior cautela, li spinge ad usare metodi sbrigativi e grossolani. Monaco è incarcerato pur non essendoci pericolo di inquinamento delle prove o reiterazione di reato (nessun fatto riscontrabile può essergli addebitato), né di fuga (fa fede la lettera al pm). Gli inquirenti indagano anche sugli ospiti del “Sentiero” degli anni precedenti, cercando altri casi, magari passati sotto silenzio, senza però trovare altri indizi. Anzi, tra gli ex ospiti c’è già chi si è attivato per una raccolta di firme in difesa dell’accusato. La carcerazione, in barba al “tutti sono innocenti fino a prova contraria”, si configura così come una scelta per metterlo sotto pressione e farlo confessare. Alla moglie è proibita la visita in cella, i conti della coppia sono congelati. Lui si dichiara «innocente ed estraneo ai fatti». Signorelli e Campagner sono indagati a piede libero con la curiosa accusa di «favoreggiamento personale» per aver consigliato a Monaco di recarsi a Milano per meglio far svolgere le indagini. La Signorelli, tra l’altro, era stata fra le prime ad aver raccolto sbigottita la testimonianza delle mamme e aveva prontamente avvisato il responsabile della cooperativa e le assistenti sociali delle Asl.
LA MANNAIA DELLA VEGETTI FINZI
La storia è data in mano alla stampa e alla stampa la storia piace. Il Giorno la mette in prima pagina: «Stuprava le bambine che doveva aiutare» (titolo che riporta un virgolettato non presente nel testo dell’articolo con tanto di foto e didascalia). Il Corriere della Sera Lombardia dedica una pagina alla vicenda con un articolo di cronaca dal tono melenso/inquisitorio, un altro articolo di reazioni stupite da parte del sindaco e del parroco e un terzo commento di Silvia Vegetti Finzi (“Quando le istituzioni mostrano le competenze e dimenticano l’anima”) che, con il distacco e la leggerezza dell’esperto super partes, cala la mannaia sulla testa dell’arrestato e sull’opera “Il Sentiero” prima del processo e della sentenza. Altri giornali locali sono più equilibrati, o perlomeno più attenti a mettere in risalto la grande incredulità di chi con Monaco lavorava e aveva rapporti quotidiani. Dall’ex sindaco al parroco, dalla responsabile dei servizi sociali delle Asl al parlamentare Maurizio Lupi, eletto in quel collegio, la reazione è di sgomento e stupore per l’arresto di un uomo che in quindici giorni è stato trasformato in quel che non è stato per trentacinque anni.
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