Il “serpiente del verano” nei serbatoi della Ferrari
Forse ve l’ho già detto, ma c’è un’espressione spagnola che adoro e che mi ha passato un compagno de La Vanguardia di Barcellona, il leggendario Dagoberto Escorcia Gonzalez (hasta la vista, ovunque tu sia): “serpiente del verano”. Letteralmente “serpente dell’estate”, cioè una di quelle bisce estive che fanno scena, che riempiono le pagine dei giornali, ma che hanno poca sostanza e scarso interesse.
Per quanto mi riguarda il “serpente del verano” dell’estate 2007 è sicuramente la storia del dolcificante (o cosa diavolo è) infilato nei serbatoi della Ferrari e tutto il caso di spionaggio annesso. Alzi la mano chi è stato preso, sedotto, catturato da questo giallo di serie D, tra ingegneri inglesi, Ris italiani, puzza d’olio e di asfalto bruciato. Sono stato un po’ all’estero e speravo, al ritorno, di non sentirne più parlare e invece si va avanti. Tutto ciò non fa che aumentare la mia idiosincrasia per la Formula 1 e il suo barnum. Forse dipende dal fatto che l’unico gran premio della mia vita è marchiato da un profondo disagio e pure dal mal di denti. E poi – lo so, sono nato vecchio – ma mi piacciono quegli sport che si possono ancora vedere con i propri occhi. A quel gran premio, da ingenuo neofita, quando domandai dove mi dovevo mettere per guardare la gara, mi risposero, sogghignando: «Ma davanti alla tv!». Meno male che sta per cominciare il calcio, brutto, sporco e cattivo.
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