Il signore degli elicotteri
È vero che ha fondato la sua azienda solo per i suoi figli? «E certamente. Che altro dovevo fare?». Sbrigativo e incisivo Angelo Antelmi mentre, difficile stargli dietro, supervisiona il lavoro della sua creatura. La Tecnomessapia a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, che si occupa della costruzione, riparazione e assemblaggio di parti strutturali di elicotteri. Con la fretta di chi deve correre perché il lavoro chiama e l’azienda non si ferma, Antelmi, dal piglio fiero dell’imprenditore che si è fatto da sé, ma che soprattutto ha fatto qualcosa di concreto per l’avvenire dei propri figli, non capisce lo stupore di chi gli chiede di raccontare come e di spiegare perché ha deciso di lasciare un posto di lavoro sicuro in una grande azienda e di mettersi in proprio. In un posto come il Sud d’Italia che difficilmente premia iniziative di libertà imprenditoriale come quella di Tecnomessapia. «Ma è proprio per questo! Proprio per dare un’opportunità, un futuro certo, ai miei quattro figli. Cosa vuole che le dica, lo sanno tutti che qui al Sud non c’è lavoro. Si fa fatica». Antelmi però ce l’ha fatta, esempio positivo di un’imprenditorialità sana. Cosa direbbe a un suo compaesano che volesse fare impresa in questa terra? «Anzitutto che deve avere certe caratteristiche, cioè che ci devono essere dei presupposti. Altrimenti non si va da nessuna parte. Voglio dire che non ci si può mica improvvisare. È necessaria l’esperienza. Solo così si è in grado di avere una conoscenza approfondita del mestiere. Io per esempio quando ho messo in piedi Tecnomessapia avevo alle spalle 35 anni di lavoro».
A questo punto Antelmi chi lo ferma più. Quando inizia a parlare dei suoi elicotteri, in particolare del suo preferito, l’A-109, gli si illuminano gli occhi. Che tuttavia non si distraggono mai dal lavoro dei suoi ragazzi. «Nel 1962, finite le scuole medie, decisi di fare domanda presso un’azienda aeronautica di Brindisi. Mi presero come apprendista e da lì iniziai a lavorare senza sosta. Per 35 anni. Acquisendo sempre maggiori competenze, anche perché l’azienda di cui ero dipendente, dopo una serie di cambiamenti, ha cominciato a lavorare nientemeno che per l’Agusta. Si capisce di che stiamo parlando, no?». Eccome. Si tratta di una delle aziende leader al mondo nella costruzione di elicotteri, facente parte del gruppo Finmeccanica, che, grazie anche alla recente acquisizione della britannica Westland, occupa una posizione di spicco nel mercato.
Dalle portaerei alla carpenteria
Capo di un team di operai e tecnici specializzati «mi occupavo della costruzione e della revisione dei componenti per elicotteri, e capitava che spesso mi mandavano all’estero, sulle portaerei degli americani. Ero sempre via e a causa delle continue trasferte non riuscivo mai a vedere i miei figli. Capita che un giorno, dopo uno dei miei soliti viaggi (questa volta ero stato lontano più tempo del solito) torno a casa e quasi non li riconosco più. Dico i miei quattro figli. Quando parto sono dei bambini, quando torno mi ritrovo dei ragazzoni grandi e grossi. Mamma mia».
È stato allora che Antelmi decide di cambiare rotta. «Mi sono detto: perché non costruire qualcosa per i miei figli. Insegnare loro un mestiere. D’altronde chi meglio di un buon genitore può fare anche da maestro? All’inizio mia moglie era un po’ restia dato che lasciavo un lavoro sicuro e ben avviato. Allora io le ho detto che non c’era molta scelta: o veder partire tutti i nostri figli in cerca di opportunità migliori oppure averli sulle spalle senza lavoro fino a quarant’anni. Non fu difficile convincerla». Così, siamo nel 1997, Antelmi decide di rischiare il grande salto, ma senza improvvisarsi. Inizia allora l’attività di carpenteria metallica per la Marina militare di Brindisi che lo occupa per quasi tre anni. A quel punto, con un’ulteriore professionalità acquisita, «posso ritornare all’Agusta proponendomi come loro fornitore. È la fine del 1999. Mi presento con una squadra ben addestrata e ottengo una serie di commesse».
L’A-109, il mio preferito
Ma è a partire dal 2002 che l’attività si fa più stabile e che Tecnomessapia inizia a occuparsi esclusivamente della revisione di alcuni modelli di elicotteri fino a produrre cinque esemplari l’anno, concentrando in particolare le energie sul modello A-109. «Il mio preferito per l’appunto». Un’evoluzione considerevole. Se infatti fino al 2003 l’azienda si occupa esclusivamente della revisione degli elicotteri, fra il 2004 e il 2006 Tecnomessapia si occupa anche di montaggio su scalo dell’elicottero A 109 Grand dell’Agusta, mentre oggi l’obiettivo principale è quello di ottenere nuove commesse sul mercato e per fare questo è stata istituita una nuova società Osam composta da 12 persone che supporterà la Tecnomessapia. Inoltre è attivo il field team di pronto intervento, operativo 24 ore su 24, che è disponibile su richiesta del cliente e può operare sia su territorio nazionale sia su quello estero. «Siamo partiti in quattro e oggi i dipendenti sono 60 che lavorano al ritmo di quattro fusoliere, ossia le scocche degli aeromobili, al mese. Ma la mia vera ambizione è un’altra». Ah, perché c’è dell’altro? «Certo che sì. Desidero dare vita e strutturare quattro aziende. Una per ogni figlio».
A dire la verità c’è chi ha già spiccato il volo. Infatti uno dei figli di Antelmi gestisce la Osam. «Cosa vuole che le dica, in definitiva ho investito sui miei figli. Loro sono il mio capitale. Anche il mio secondo figlio sta per fare il salto». Tra il rumore dei macchinari, la frenesia vivace di un’azienda sempre in movimento e la personalità esuberante del titolare, che ancora oggi quando ce n’è bisogno si mette in viaggio, viene da domandare se la chiave di un’impresa così sia il sapiente connubio tra l’imprenditorialità coraggiosa e la concretezza operaia.
«Guardi, io so soltanto una cosa, e cioè che in prima battuta sono un padre e che la mia è un’azienda familiare nel vero senso della parola. Non è sempre semplice. Tutto questo richiede uno sforzo. Da parte mia per insegnare, da parte dei miei figli per dimostrare di essere all’altezza del loro compito. Però il confronto e il dialogo sono costanti, si arriva anche a litigare, perché se uno a una cosa ci tiene davvero…». Si potrebbe pensare con un certo scetticismo che mica è facile che un’azienda così duri, e invece i presupposti ci sono tutti. Tecnomessapia infatti si sta orientando all’estero: «Abbiamo in corso una commessa a Johannesburg in Sudafrica e ci stiamo preparando ad affrontare il mercato cinese».
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