IL SILENZIOSO OCEANO PACIFISTA

Di Tempi
17 Marzo 2005
LIBANO E IRAK A UNA SVOLTA CRUCIALE, SENZA SOLIDARIETà EUROPEA

La settimana in Medio Oriente ci ha regalato una conferma e una novità. La conferma: gli stati arabi vivono profonde divisioni, come mostrano le oceaniche, contrapposte manifestazioni anti e pro-siriane in Libano e l’impossibilità di far coincidere l’inaugurazione del primo parlamento libero della storia dell’Irak con un voto di fiducia ad un nuovo governo, stante l’impasse del negoziato fra sciiti e curdi. La novità: per affrontare le divergenze e far valere i contrapposti interessi non si ricorre alle armi, ma al negoziato politico ed alle manifestazioni popolari. I libanesi non hanno alcuna intenzione di risvegliare i fantasmi della guerra civile che fece 150 mila morti fra il 1975 e il 1991, e vogliono invece imitare l’Ucraina, cioè delegare a quella battaglia incruenta che sono le elezioni la decisione sul futuro del paese. Allo stesso modo, memori degli anni delle sanguinose repressioni di Saddam Hussein, sciiti e curdi esorcizzano in tutti i modi il ricorso alle armi non solo per quanto riguarda il braccio di ferro intorno alle questioni scottanti che li dividono (lo statuto della città di Kirkuk, il destino delle milizie curde, il ruolo del diritto islamico nella nuova costituzione), ma anche di fronte agli attentati stragisti di matrice sunnita. Sistani e tutti i leader di partito escludono punizioni collettive nei confronti dei sunniti, una condotta che sarebbe stata ovvia al tempo di Saddam Hussein.
Di fronte a tanta coraggiosa moderazione stona vergognosamente il silenzio del movimento pacifista europeo, che continua a non trovare tempo per protestare contro un’occupazione militare straniera di uno stato arabo che non sia l’Irak, contro stragi di civili e uccisioni di giornalisti che non siano conseguenze di azioni americane. Quanto tempo ancora possono resistere la protesta non violenta dei libanesi e il saggio self-control di sciiti e curdi davanti allo stragismo sunnita senza la solidarietà dei popoli europei? Qualunque sia la risposta, l’Europa non ne esce bene neanche stavolta.

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