Il socialista delle Ande che giovaca al dottor Faust

Di Arrigoni Gianluca
20 Aprile 2006
determinista, razzista, antisemita, SOSTENITORE DELL'EUGENETICA. così un libro racconta un'icona del 900. adolf hitler? macché, salvador allende

Nel libro Allende, la face cachée. Antisemitisme et eugénisme (ed. Grancher), tradotto dallo spagnolo e disponibile in Francia da febbraio, il cileno Victor Farias, per trent’anni ricercatore all’università Freie a Berlino, e attualmente professore di filosofia all’università Andrés Bello a Santiago del Cile, svela un Salvador Allende antisemita e sostenitore delle tesi eugeniste. Presidente del Cile dal 1970 al 1973, quando morì durante il colpo di Stato diretto dal generale Augusto Pinochet, il socialista Salvador Allende è diventato una delle icone preferite della sinistra planetaria. Prevedibili quindi le durissime reazioni al libro di Farias che, va detto, fatica a convincere quando vuol fare di Allende un “criptonazista”. Razzismo “scientifico” e antisemitismo infatti non nascono con l’ideologia nazionalsocialista, ma sono il frutto di quelle suggestioni pseudoscientifiche che, in nome del progresso dell’umanità, hanno influenzato anche una larga parte del socialismo progressista.

lo studio sui “delinquenti nati”
Victor Farias riesce comunque a far traballare l’icona di Allende presentando nel suo libro almeno un paio di documenti estremamente interessanti. Il primo, del 1933, è la tesi di laurea dal titolo Igiene mentale e delinquenza, con la quale Salvador Allende riuscì ad ottenere il titolo di medico chirurgo. Nel sesto capitolo, “Delitto, delinquenti e loro classificazione”, si può leggere che Allende non condivide le riflessioni della scuola classica per la quale i delinquenti, «tranne i pazzi, gli alcolizzati eccetera», sono dotati «tutti di libero arbitrio» ed è quindi «assurdo classificarli tutti in distinte categorie in base alle loro particolarità antropologiche». L’interesse di Allende va alla scuola positivista che «propone diverse classificazioni» tra le quali viene citata quella del criminologo italiano Cesare Lombroso «perché contiene delle brillanti intuizioni». Tra queste c’è il tipo antropologico del «delinquente nato». Allende però preferisce una classificazione che considera più precisa, elaborata da un altro italiano, il criminologo e sociologo Enrico Ferri che «utilizzando l’immenso lavoro degli antropologi e le conclusioni osservate e verificate della sociologia – scrive Allende – afferma, sulla base di ragionamenti e dati di un grande valore scientifico, che “la grande massa di delinquenti va classificata in cinque categorie”». Tra le quali, di nuovo, «i delinquenti nati, incorreggibili», che «presentano i segni più accentuati di differenziazione antropologica, rispetto al tipo che viene considerato normale», e nei quali prevalgono «i caratteri atavici su quelli atipici o morfologici».
In questo quadro, con un Allende adepto convinto del determinismo biologico, nel quinto capitolo della tesi, dedicato a “Clima, razza, delitti collettivi” Allende, citando il Lombroso di Il crimine, cause e rimedi, accenna ad alcune popolazioni che sarebbero composte da individui nati delinquenti, come per esempio la tribù indiana degli Zackakhail, dedita al furto e che «alla nascita di un figlio maschio (…) cantano tre volte: “è un ladro”». Qualche riga sotto tocca agli ebrei che «si caratterizzano per determinate forme di delitto: truffa, falso, calunnia e, soprattutto, usura. L’assassinio e i delitti passionali sono invece l’eccezione. Questi dati (su indiani, arabi, zingari e ebrei, ndr) lasciano sospettare che la razza influisce sulla delinquenza. Ma ci mancano dei dati precisi per dimostrare questa influenza nel mondo civilizzato».

l’opposizione dei medici cileni
Nel suo libro Farias presenta un secondo documento datato 11 novembre 1939. All’epoca Allende ha 31 anni e, come ministro della Sanità nel governo del Fronte popolare che ha diretto il Cile dal 1939 al 1942, chiede ad alcuni suoi collaboratori di elaborare un progetto di legge sulla sterilizzazione anche forzata dei “malati di mente”, epilettici compresi. Una legge che insieme a quelle sul trattamento obbligatorio delle tossicomanie e delle malattie veneree costituisce, scrive lo stesso Allende, «il tripode legislativo di difesa della razza con un aspetto coercitivo che è composto, possiamo dire, da misure eugenetiche negative».
Se è vero, come sostengono i critici di Farias, che quel progetto legislativo fu abbandonato, questo non lo si deve ad Allende, ma solo alla decisa opposizione di alcuni specialisti che bloccarono la legge con degli articoli pubblicati dall’Amech, l’organo ufficiale dell’Associazione medica del Cile. Il dottor Gustavo Vila ricordava che al Congresso mondiale di Psichiatria, tenutosi a Parigi nel 1935, una proposta di sterilizzazione simile a quella cilena era stata fatta dalla Germania, che fu respinta da tutti i paesi presenti e che «l’indignazione fu generale» perché «non c’erano là delle ragioni scientifiche ma semplicemente una misura di politica totalitaria». Un altro specialista, il dottor Luis Cubillo, era ancora più caustico: «In Germania, come sappiamo, la famosa legge di sterilizzazione degli anormali è stata promulgata il 14 luglio 1933. Curiosa coincidenza, perché è la stessa data della promulgazione della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». Cubillos concludeva così: «Prima di promulgare delle leggi di sterilizzazione, pensate che l’attuale legge tedesca non è solo la peggior mostruosità scientifica di questo secolo, ma anche la peggior mostruosità politica e sociale dei tempi moderni». La legge finì nel dimenticatoio dove, purtoppo per l’icona di Allende, Farias è andato a recuperarla.

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