Il sonno della ragione
Caro Maurizio (Lupi), caro Antonio (Verro), da qualche settimana non partecipo, avendo fatto altre scelte, alla vita politica di Milano. E chi se ne frega, direte voi. Il fatto è che proprio l’altro giorno un conoscente mi ha accusato di “diserzione umana” per non aver detto nulla sull’avvisetto di garanzia che avete ricevuto pochi giorni orsono. E la cosa, non posso negarlo, mi ha molto infastidito. Soprattutto perchè in questi anni ho pensato che, con buona pace dei Flores, dei Travaglio, dei Di Pietro ed in genere di tutto il trust di cervelli riunito intorno al noto manuale per secondini che porta il nome di MicroMega, per una persona di sinistra stare con Berlusconi fosse il solo modo per difendere la forma, che è sostanza, del diritto in Italia. Nelle ultime settimane, in attesa del disfacimento della sinistra buonista, politically correct, piaciona, ipocrita e vuota, avevo cominciato ad osservare le condizioni per la ricostruzione socialdemocratica “alla Blair” di una area politica che non lasciasse ineludibilmente nel solo ambito del popolarismo europeo le prospettive di modernizzazione del paese. La precondizione affinché nel 2006 si possano confrontare sinistra e destra liberale, Blair vs Major, Gonzales vs Aznar o Schröder vs Merkel, è ovviamente che si giochi con regole uguali per tutti. Ad esempio, venendo a voi, non è carino che si contesti la scelta di far riqualificare pezzi di patrimonio pubblico in condizioni di degrado ad iniziative no profit per via giudiziaria. Sarebbe stato più elegante una seria critica politica. Ma la verità è che nessuno ha più gli strumenti culturali e gli argomenti per difendere la mano pubblica contro la sussidiarietà. Quindi, anche come nel vostro caso quando l’inghippo non c’è, va cercato. È un modo di supplire tramite scorciatoie ad un pauroso vuoto culturale. È la cultura degli esposti alle procure che crede di vedere il male anche quando non c’è, anche se bisogna dire (ma sarà un caso), che negli ultimi mesi il novello impero del male sembrerebbe essere la Compagnia delle Opere. Non sarà, cari amici di CdO, che essere riusciti a collocare al centro dell’agenda politica alcune cruciali questioni di libertà della persona, della famiglia, della società, ovvero aver posto problemi di legittimità e di struttura dei poteri vi ha creato qualche solida inimicizia? Caro Antonio e caro Maurizio avete preso decisioni in piena coerenza ideale e pratica con la filosofia di governo di una compagine liberale. Ho letto che in Consiglio comunale la parte più avveduta della sinistra ve lo ha riconosciuto. Una sola cosa mi sfugge, come mai una scelta collettiva, presa da tutta la giunta, ed evidentemente legittima sul piano formale, perchè altrimenti l’ottimo segretario generale del Comune avrebbe obiettato, non è stata difesa da tutti col vigore ed il coraggio politico e intellettuale che sarebbe lecito aspettarsi in questi casi?
Vi abbraccio forte
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!