IL TELEFONO SENZA FILI DELLE TRADUZIONI DI BRUXELLES
Un miliardo di euro all’anno. Un esercito di 4 mila traduttori, centomila pagine di testi legislativi da tradurre più i documenti ufficiali di Strasburgo e Bruxelles, dal francese al tedesco quando va bene, dallo slovacco al maltese quando va peggio. Tutto ciò inghiotte un miliardo di euro ogni anno, come rivela Eurydice, il consorzio europeo per l’educazione in un dossier sui nuovi paradossi linguistici dell’Europa a 25. Con ventuno lingue ufficiali tradotte, la Comunità Europea supera di gran lunga il numero di lingue delle altre organizzazioni internazionali, come l’Onu, che per lo più lavorano con sole sei. L’aumento di lingue ufficialmente riconosciute con l’ingresso dei nuovi dieci membri nell’Ue, ha imposto una mole di lavoro enorme in più, moltiplicando la burocrazia e le spese, rallentando i processi decisionali già lenti nelle istituzioni europee. La difficoltà pratica di trovare qualcuno capace di tradurre, per dire, dal finlandese all’estone sono enormi. La risposta finora è stata un sistema di “relay translation”, cioè si traduce passando per una lingua intermediaria. Ma il potenziale di incomprensione in questo gioco di passaparola aumenta, e non mancano di lamentarsene i politici dell’Est, che si ritrovano con una marcia in meno rispetto ai loro colleghi dell’Ovest.
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