Il tumore alla fame e Squali e fondi di caffè
TERAPIA: Il tumore alla fame
All’inizio degli anni Settanta Judah Folkman, un ricercatore della Harvard University, scopre che la crescita dei tumori dipende dalla formazione di nuovi vasi sanguigni, un fenomeno definito “neoangiogenesi”: ogni tumore, quando diventa più grande di una capocchia di spillo, provvede da sé all’apporto di sostanze nutritive formando una propria rete vascolare. Ostacolando la formazione dei nuovi vasi, si impedisce al tumore di alimentarsi, fino a poterne bloccare la crescita. Per molti anni Folkman è stato criticato o addirittura deriso per le sue ricerche; oggi molte sue ipotesi sono state confermate da altri ricercatori, che hanno indirizzato i loro sforzi all’identificazione e alla sperimentazione di farmaci ad attività antiangiogenetica per bloccare la crescita dei vasi tumorali.
PALLOTTOLA: Squali e fondi di caffè
Le industrie farmaceutiche gareggiano nel brevettare nuovi composti antiangiogenetici derivati dalle fonti più strane: cartilagine di squalo, proteine del caffè, sostanze d’origine vegetale. Contrariamente a quanto si possa pensare, come ogni attività umana, anche la medicina risente degli influssi della moda. Paradossalmente, dopo più di trent’anni d’indagini, non è stato ancora immesso in commercio un farmaco in grado di esercitare un’azione antiangiogenetica efficace. Le scoperte scientifiche non sempre si traducono in terapie efficaci, e, a dispetto di facili entusiasmi, può trascorrere un tempo imprevedibile tra la scoperta scientifica e la sua applicazione clinica.
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