Il valdese resistente
Il protagonista di questo intreccio fra storia privata e storia dell’umanità, noto anche per l’illuminato insegnamento universitario, non ama presentarsi come un supereroe, ma la vicenda potrebbe diventare un film mozzafiato. Nel 1939, a 23 anni, interrogato dall’Ovra per ben 4 ore, Spini riesce a farsi passare per un povero grullo. L’8 settembre, convalescente nelle Valli valdesi, partecipa a Torre Pellice alla nascita di Giustizia e Libertà e della Resistenza attiva. Tornato a Firenze, decide con un amico di raggiungere rocambolescamente a piedi gli Alleati. Spera di combattere al fronte, ma viene designato a Radio Bari – gestita dal comando alleato – poiché conosce l’inglese. Riconosciuto come antifascista e repubblicano, è dimesso dai superiori monarchici. Con lo pseudonimo di Valdo Gigli, però, continua a parlare e scrivere, nella speranza di passare all’azione. Viene inserito poi in una composita e strana unità di intelligence e diviene membro dell’VIII armata di Sua Maestà britannica. Sempre in prima linea, ha il compito di entrare per primo in ogni città liberata, compresa la sua Firenze. Il valore di questo libro emerge soprattutto là dove si parla di guerra, di Resistenza, Alleati e fascismo evitando mode e falsi miti. Se Spini non ha simpatia per i revisionismi che presentano i militi repubblichini come patrioti e gli antifascisti come fautori di divisione, allo stesso modo non ama il mito comunista dell’Italia liberata dai partigiani, né approva certi “intellettuali di sinistra” che condannano come voluta la lentezza inglese nel risalire l’Italia. Ha simpatia per il soldato americano e concede incondizionata ammirazione all’esercito britannico elastico, non burocratico e gestito con intelligenza. Sottolinea come la Resistenza abbia ridato dignità agli italiani e persuaso i vincitori della possibilità di un regime democratico senza la pesante denazificazione imposta invece a Germania e Giappone. Afferma infine la grande importanza del rifiuto dei soldati internati in Germania di unirsi a Salò, evitando così il prolungarsi della guerra, considerandoli a tutti gli effetti parte della Resistenza. E ci concede diversi episodi commoventi, come il matrimonio lampo con la sua compagna di vita, Annetta Petrucci, e la scoperta, in una notte di scoramento, di un gruppo di soldati in partenza per l’assalto, guidato da un cappellano anglicano che pregava anche per il nemico pronto a massacrarli.
Giorgio Spini, La strada della Liberazione, Claudiana Editrice (To).
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!