Il vero silenzio sopra le note di Bella Ciao
Milano, piazza del Duomo, sabato 14 gennaio. Il sagrato invaso dai centomila a sostegno della legge 194. In uno sventolio fitto di bandiere rosse, e scandire di slogan: “Il corpo delle donne non si tocca”, “Tremate, tremate, le donne son tornate”, e su tutto – come in una gran festa dell’Unità – le note di Bella Ciao. Ti pare che il tempo sia tornato indietro di trent’anni. Le stesse bandiere, appena un po’ ritoccate, purgate, ma non tutte, della falce e martello. Le stesse facce, solo invecchiate, e come un po’ amare. Ce le ricordavamo più ridenti, più insolenti nei cortei che governavano Milano, e le nostre teste di adolescenti, negli anni Settanta.
Le parole, le stesse; come se proprio nulla fosse cambiato, come se la storia si fosse bloccata allora, sui loro vent’anni. Autonomia delle donne, libertà di scelta, lotta contro il potere clericale e maschilista. Un discorso di un comizio di trent’anni fa passerebbe fra gli applausi da questo palco: il linguaggio, i concetti identici, come in un disco inceppato. Nessuna che spieghi da chi concretamente viene il “forte attacco” alla legge 194, e come mai, se l’aborto riguarda tutte le donne, qui ci sono solo bandiere rosse. Fa scandalo l’idea che nei consultori, come la 194 prevede, si proponga alle donne un’alternativa all’aborto. L’autonomia, la libertà di scelta, si grida. Mentre ormai uno su quattro degli aborti praticati in Italia riguarda extracomunitarie, forse meno sensibili delle vecchie fanciulle borghesi alla “autodeterminazione”, e magari grate se qualcuno offre loro una mano, un lavoro. Magari, queste donne quel figlio lo vogliono. Ma non pare faccenda, questa, “di sinistra”.
Recitano, sul palco di piazza Duomo, tante poesie sul dolore e la paura dell’aborto clandestino. “Usciamo dal silenzio”, ha voluto chiamarsi il movimento che ha organizzato la manifestazione. E mentre ascolti queste tristi, antiche ormai storie di aborti nascosti, ti domandi se non c’è un altro silenzio più grande che in questa piazza rimane censurato, tra tante donne sulla quarantina che hanno conosciuto invece l’aborto legale, sicuro, e che lo difendono a gran voce. Se non c’è, specie all’irrompere tumultuoso, vivo in piazza dei diciottenni dei centri sociali, non dicibile, il rimpianto. Che non è cattolico rimorso: l’umano rimpianto, incolmabile, di ciò che non è stato. Il vero silenzio sopra le note di Bella Ciao, in Duomo.
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