Il veto tedesco su Gerusalemme capitale

Di Reibman Yasha
27 Ottobre 2005

Il Parlamento tedesco ha chiesto alla città di Berlino di gemellarsi con Gerusalemme, di realizzare un’unione ideale tra due capitali. Il sindaco della capitale tedesca ha chiesto un parere al Ministero degli Esteri, che ha risposto “picche” dal momento che la capitale di Israele non è ancora riconosciuta dalla maggior parte degli altri paesi. Se ne possono trarre tre considerazioni.
1) Ancora una volta una decisione politica viene lasciata decadere per remore e logiche burocratiche; l’arte del possibile perde di fronte alle regole dell’etichetta e si piega alle esigenze dei cosiddetti esperti. Si tratta di una malattia pericolosa, che potrebbe spiegare parte del degrado delle istituzioni europee.
2) è l’ennesima dimostrazione dell’impiego di pesi e misure differenti verso Israele, un paese giudicato con criteri non utilizzati per altri paesi in guerra con capitali contese.
3) Due anni fa, Joshka Fischer, ministro degli Esteri tedesco, rifiutò di incontrare Tommy Lapid, il ministro della Giustizia israeliano sopravvissuto ai campi di sterminio, presso gli uffici situati nella zona est di Gerusalemme. Fischer, si disse, non volle riconoscere la sovranità israeliana su quella parte della città. Oggi è ancora più chiaro che il problema è su “Gerusalemme capitale”, non sulla zona est conquistata nel 1967. Allora Lapid osservò che non era ancora nato il tedesco che poteva decidere quale fosse la capitale di Israele. Una considerazione amara, spietata, ma forse purtroppo ancora vera.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.