Immigrati in consiglio. Ci proviamo?

Di Fabio Cavallari
24 Aprile 2003
“Una proposta democratica nient’affatto massimalista”

È stata recentemente presentata un’interessante indagine svolta all’interno del mondo imprenditoriale, sull’utilizzo della manodopera straniera. La ricerca ha focalizzato l’attenzione sui vantaggi e gli svantaggi legati all’impiego di lavoratori extracomunitari. Vantaggi: gli extracomunitari sono disposti a sopportare carichi di lavoro più pesanti, sono più disponibili ad accettare ruoli e mansioni (l’80% è impiegato in lavori di bassa manovalanza), sono più flessibili. Svantaggio: mancata conoscenza delle regole e l’alto condizionamento che la religione impone loro (soprattutto per i musulmani). Le medesime problematiche sono state osservate anche al di fuori del mondo del lavoro. Esempio: i musulmani non sanno che, per effetto della privacy, non è possibile ritirare gli esiti medici della propria consorte senza delega. Nei rapporti con i coinquilini di un condominio, non si riesce a far capire loro che le decisioni vanno prese a maggioranza anche se loro non sono d’accordo. Come intervenire? Per imparare le regole della democrazia è necessario vivere la democrazia in prima persona. Ai fini di una piena e consapevole integrazione sociale sono quindi dannose sia solidaristiche concessioni bonarie sia assurde preclusioni etniche. La proposta del consigliere comunale aggiunto s’inserisce in questa problematica. La proposta di questa figura si propone lo scopo di adempiere a più funzioni. Garantire il concetto di rappresentanza, far comprendere e conoscere le regole di convivenza e responsabilizzare ogni soggetto nel rapporto con gli altri. Perché non pensare all’insediamento in Consiglio Comunale e nelle circoscrizioni di rappresentanti delle comunità extracomunitarie presenti in città, da loro designati e con diritto di parola (non di voto)? La richiesta di discussione che RedAzione avanza in tutti i consigli comunali d’Italia potrebbe essere intesa da alcuni come una boutade provocatoria, vista la nuova legge sull’immigrazione (Bossi-Fini). In realtà l’istituzione di una Consulta degli immigrati e del Consigliere Comunale aggiunto non sono nient’altro che l’attuazione di una convenzione europea sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale. Perché non provarci?

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