IMMIGRAZIONE, UNO “JA” PER LA LINEA PISANU

Di Galietti Francesco
07 Ottobre 2004
La notizia è passata relativamente inosservata, ma in Europa...

La notizia è passata relativamente inosservata, ma in Europa potrebbe avere un peso tutt’altro che marginale. In Germania Otto Schily ha detto che sui campi di accoglienza-smistamento profughi in Nordafrica l’Italia non ha torto. Un passo oltre gli accordi bilaterali tra Italia e Libia? Può darsi, ma di certo i tempi non saranno brevi, quindi l’accordo con Gheddafi è il benvenuto per il momento. Anche perché sull’onda delle affermazioni di Schily, tra i Verdi in Germania si è creata una vistosa spaccatura. Chi si attesta su una posizione difensiva è certamente Cohn-Bendit, timoroso di alienarsi i voti della base. Ma le gerarchie del governo tedesco sanno anche che l’Italia non è necessariamente la meta ultima dei clandestini. Troppo elevato il rischio che, una volta sbarcati, questi prendano la via per la Germania stessa. Dove non sono pochi i problemi interni con le masse di turchi, che non si sono sempre integrate a meraviglia con i tedeschi. Oggi è troppo ingenuo chi pensa che la birra vada a braccetto con il Doener Kebab. In realtà basta fare due passi nel quartiere di Kreuzberg a Berlino, o nella suburra di Colonia e Francoforte, per capire i timori dei tedeschi. E poi c’è anche una ragione strettamente politica per cui i Schroeder boys coccolano Pisanu. Infatti, con la destra radicale in robusta ascesa, un flusso di clandestini in aumento sarebbe una panacea per i partiti populisti, che potrebbero finalmente cavalcare la tigre elettorale della lotta all’immigrazione. I Verdi contro i “Pisanulager” sostengono però che sarebbe molto difficile garantirvi il rispetto dei diritti umani. Poco importa se l’idea è di far gestire questi campi congiuntamente dai governi locali e dai governi dei “paesi target”, i Verdi non ne vogliono sapere. Come pure buona parte del governo svedese, che si è detto disgustato dall’idea di aprire questi campi. Ci sia dato però di osservare che la Svezia, sebbene soprattutto in passato abbia esperito robusti flussi immigratori, non si trova nelle medesime condizioni dell’Italia, dove è molto difficile intercettare i clandestini una volta che siano in mare. Per il momento l’Unione Europea è incapace di dettare una normativa comunitaria in materia di immigrazione clandestina, quindi la palla torna ai governi nazionali. La proposta di Pisanu è se non altro innovativa, e soprattutto non si ferma a sparate da osteria del genere «affondiamo le navi degli scafisti», che forniscono sempre tanta materia da scrivere ai giornalisti dei fogli benpensanti. Qualcuno a Berlino se ne è accorto, ma fa fatica a superare l’ipocrisia di chi si nasconde dietro alla litania dei diritti umani. Meno male che in Libia Gheddafi accondiscende di buon grado a collaborare con gli italiani, altrimenti avremmo ondate pressoché inarrestabili di profughi. Così non ci rimarrebbe altra soluzione se non quella di accompagnare i clandestini al confine dei nostri vicini, come qualcuno suggeriva provocatoriamente nelle settimane scorse, di pagare loro il biglietto del treno fino a Stoccolma e di consegnarli ai nostri algidi coinquilini comunitari, così sicuri del fatto loro.

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