Non è in gioco appena una forma organizzativa delle istituzioni, bensì la concezione per cui l’uomo e le sue micro società sono portatori di diritti sorgivi che precedono lo Stato
Da sinistra, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il presidente della Lombardia Attilio Fontana con il leader della Lega Matteo Salvini, vicepremier e titolare delle Infrastrutture (foto Ansa)
Le difficoltà in casa della Lega vanno affrontate con grande serietà. Essa è importante nella vita pubblica dell’Italia per tanti motivi. Il primo è che in quel partito per tanti decenni si sono spese molte persone intelligenti e per bene, che hanno contribuito ad amministrare (bene) numerosi Comuni e importanti Regioni italiane. Soprattutto però la Lega ha avuto il grande merito storico di dare una voce pubblica ad alcune dottrine e idee politiche che l’Italia nata nel 1861 aveva emarginato, se non demonizzato: il federalismo, l’autonomia dei territori in una prospettiva di bene comune, il principio di sussidiarietà contro il centralismo dello Stato, la ricchezza delle lingue e tradizioni locali, il male fatto dal nazionalismo dell’Italia liberale e monarchica, di quella fascista e anche di quella della Prima Repubblica. In pratica, la Lega ha contribuito a mettere in crisi la narrazione che sta alla base dell’Italia moderna e lo ha fatto con intelligenza, senza sterili nostalgismi.
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