Inizia l’era del Prodi bis

Di Valenti Annalena
01 Giugno 2006

Il fatto che il settimanale Novella 2000 del 25 maggio scorso abbia tessuto un «elogio della normalità» della signora Prodi e del suo abbigliamento, mi ha alterato. Usando spesso l’aggettivo “normale” per descrivermi e descrivere le donne che conosco, mi è sembrato quasi un’offesa. Come si spiega questo elogio? Lo schieramento, neppur minimamente celato, di questo giornale con il potere attuale, per cui nello stesso numero la signora Storace e figlia, che potrebbero benissimo rappresentare un certo tipo di normale e procace donna italiana, vengono invece pesantemente insultate, non sembra essere la sola risposta. Bisogna cercare più in là. Da una parte l’educazione permanente, della quasi totalità dei mass-media, all’invidia sociale e alla lamentela piena di diritti, deve trovare uno scopo, un punto su cui scatenarsi, che faccia possibilmente distogliere lo sguardo da come gira la realtà, e quello c’è: Berlusconi, i ricchi, Moggi, Basso, la casa sarda di Berlusconi, tutti quelli che hanno qualcosa più di me. Dall’altra deve trovare un’icona, e chi meglio della famiglia Prodi? Non ricchi, cattolici, pauperisti, pacifisti, professore lui, dimessa lei (per inciso l’opposto di Veronica). Chi mai potrebbe invidiarli? E se il popolo femminile non si vuole adeguare al modello di normalità della signora Flavia, niente paura, nelle pagine successive Novella propone sempre le sue soubrettine desnude.

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