Inps, labirinto burocratico

Di Fabio Cavallari
25 Settembre 2003
“Storia di Anna e del suo assegno sparito nel nulla”

Anna e Giuseppe potrebbero rappresentare il classico esempio della famiglia proletaria. Immigrati dal sud nei primi anni ’70, si sono integrati nel contesto sociale delle valli lombarde, facendo sempre i doppi salti mortali per arrivare a fine mese. Giuseppe, il capo famiglia, tira ancora avanti la baracca con la sua pensione (500 euro scarsi). Trentacinque anni di lavoro trascorsi, prima coltivando campi, poi assaporando l’acre odore della fonderia ed infine posando catrame bollente per le strade dell’opulenta Lombardia. La moglie Anna, da sempre casalinga, ha cresciuto due figlie facendo quadrare i conti, come neppure un Nobel dell’economia riuscirebbe a fare. Nel maggio del 2001 ricevono una lettera dall’Inps, insolitamente beneaugurante. Una somma, che si aggira attorno ai 1500 euro, è stata trattenuta erroneamente dalla pensione della madre della signora Anna, deceduta proprio qualche mese prima. L’importo sarà diviso tra le 4 sorelle eredi. Nessuno si permette di festeggiare, anche perché l’esigua somma non giustificherebbe tanto clamore. Nonostante questo, è evidente che 377 euro rappresentano, nei fatti, quasi una mensilità aggiuntiva. Insomma fanno comodo. Nel giro di pochi giorni vengono recapitate, a tutte le sorelle, le lettere contenenti gli assegni previsti, l’unica che rimane a bocca asciutta è la signora Anna. Da questo momento inizia l’avventura con gli impiegati e gli uffici Inps di tutta la provincia. Mattinate perse in coda, telefonate inutili e fax che vengono spediti in ogni dove. Nulla da fare, di quell’assegno se ne sono perse letteralmente le tracce. La pratica rimane per sei mesi presso lo sportello della Previdenza Sociale del loco, praticamente dimenticata in una pila di scartoffie impolverate. Dopo nuove peregrinazioni, una “solerte” impiegata suggerisce di mettersi in contatto con la Banca erogatrice dell’assegno, ma consiglia anche di agire individualmente perché «l’ufficio è sommerso di pratiche». L’Istituto di credito è perentorio: «O l’assegno non è mai stato emesso, oppure è già stato incassato». Punto e a capo. Nuove code, altrettante telefonate ma nessun risultato. Com’è possibile che un assegno sia sparito nel nulla? A parti invertite sappiamo già che solleciti di pagamento e interessi di mora sarebbero giunti a destinazione con puntualità immancabile. In questo caso invece Anna e Giuseppe possono attendere, la burocrazia deve fare il suo corso.

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