Insegnanti di sinistra dicono una cosa liberale
Bologna, convegno dell’Associazione Docenti Italiani, da sempre in prima fila fra le associazioni professionali nel rivendicare l’autonomia delle scuole e il riconoscimento della professionalità docente. Mattatore Rosario Drago, lucido nel mettere in fila i mali della scuola italiana, l’elefantiasi burocratica che le impedisce ogni reale cambiamento. Ma l’intervento forse più interessante è stato quello di Domenico Chiesa, presidente del Cidi (l’associazione storica degli insegnanti di sinistra), che ha detto a chiare lettere che l’obbligo scolastico a 16 anni non può significare uniformità dei percorsi: dai 14 ai 16 anni i ragazzi devono poter scegliere percorsi diversi, che abbiano in primo piano il latino oppure la tecnologia, l’officina, il laboratorio, imparare facendo. L’importante è che non siano scelte vincolanti, percorsi chiusi che inchiodano per la vita a una decisione precoce. Il suo omologo presidente di Diesse (l’associazione della Compagnia delle Opere) gli ha dato vigorosamente ragione. Ma dove, nel programma dell’Ulivo, si leggono le tesi di Chiesa? E dove, ahimé, in quello della CdL le preoccupazioni di Persico? Ancora, come vent’anni fa, le ragioni della vita contro quelle del potere.
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