Insegnanti italiani: una folla di proletari

Di Tempi
14 Giugno 2000
Il Grafico della Settimana

Stipendi degli insegnanti italiani troppo bassi? E’ perché loro sono troppi. Il giudizio può suonare brusco e sommario, ma l’analisi dei numeri della scuola in 10 paesi del mondo industrializzato lascia poco spazio a intepretazioni diverse.

Che i docenti italiani delle elementari e delle medie inferiori e superiori godano di stipendi da fame, è appurato ed universalmente riconosciuto. Praticamente tutti gli insegnanti dell’Europa occidentale guadagnano più di loro, quelli tedeschi e francesi fra il 30 e il 40 per cento in più. Eppure se diamo retta alle statistiche dell’Ocse (l’organizzazione che riunisce i paesi più industrializzati del pianeta) l’Italia è, subito dopo la Grecia, il paese che dedica la più alta percentuale della sua spesa scolastica al pagamento degli stipendi: ben l’89 per cento della voce di bilancio relativa all’istruzione se ne va nei salari di chi manda avanti la scuola. Solo la Grecia, con uno strepitoso 97 per cento, segna un dato più alto di quello italiano. Gli altri paesi dell’Unione Europea registrano valori da 5 a 19 punti più bassi di quelli italiani. Francia e Germania, paesi simili all’Italia per struttura demografica, spendono 10-12 punti percentuali in meno. In compenso, l’Italia è uno dei paesi in cui le spese in conto capitale (cioè quelle per le attrezzature) sono più basse: appena il 4 per cento del totale, contro l’8-9 per cento di Germania, Francia e Usa. Anche paesi come il Giappone e la Grecia, che destinano alte quote del bilancio agli stipendi, dedicano allo stesso tempo molte risorse alle spese in conto capitale (in cui fanno figurare anche gli stipendi del personale addetto alle attrezzatute tecnologiche). Dunque l’Italia spende poco per le attrezzature e molto per gli stipendi, con il risultato che ambedue sono considerati insoddisfacenti.

L’enigma si scioglie se facciamo attenzione ai valori del rapporto quantitativo studenti-docente nei vari paesi. Scopriamo che l’Italia è il paese con le classi meno affollate: nella scuola primaria c’è un docente ogni 11,2 allievi, nella scuola superiore ce n’è uno ogni 10,2 studenti. Il dato della scuola primaria italiana è quasi la metà di quelli che si registrano in paesi come Francia, Giappone, Germania e Gran Bretagna, oscillanti fra i 19,5 e i 21,3 allievi per docente. Il dato della scuola secondaria italiana è inferiore di un terzo a quello di paesi come Stati Uniti, Giappone, Spagna, Germania e Regno Unito. Questo significa evidentemente che i docenti italiani sono, in proporzione, più numerosi di quelli degli altri paesi: per questo assorbono una forte quota del bilancio sotto forma di stipendi, che però finiscono ugualmente per risultare insufficienti.

Ma classi poco numerose, si dirà, significano qualità più alta dell’insegnamento. Non è detto che questo sia il caso italiano: il basso rapporto probabilmente è dovuto più all’esistenza dei moduli nelle elementari (tre insegnanti su due classi) e ai distacchi sindacali e di altra natura degli insegnanti che “tirano giù” la media. E comunque non ci si verrà a dire che i 15-20 studenti per insegnante dei paesi sopra citati producono una scuola di qualità inferiore a quella italiana.

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