Insinua in loro un bel dubbio laico

Di Berlicche
15 Marzo 2007

Mio caro Malacoda, ti giro per conoscenza una lettera ricevuta da un cugino Angelo con il quale sono rimasto in contatto dopo la separazione delle nostre famiglie. «Caro Berlicche, dovete piantarla di giocare sporco con questa storia della laicità. Proprio voi che vi fate paladini dell’uguaglianza di tutti gli uomini, voi che predicate contro il concetto di predilezione a noi tanto caro, voi così multiculturalisti. Ecco, voi poi pretendete che i nostri seguaci si inchinino al tribunale della laicità. Ma chi li ha fatti giudici super partes questi laici? Già vi siete impossessati abusivamente del termine, laico è chi appartiene al popolo, il novantanove per cento dei miei assistiti sono laici. Per voi laico, chissà perché, è chi coltiva il dubbio. Ma i dubbi ce li hanno tutti, laici, preti, vescovi, papi; siete solo voi diavoli che non ne avete, per voi tutto è niente e sulla base di questa certezza cercate di trascinare ogni cosa nel nulla. E perché chi coltiva il dubbio dovrebbe essere superiore? Il principio di uguaglianza da voi invocato dovrebbe porre tutti sullo stesso piano: si comporta da uomo chi coltiva la ragione. Laico, dite ancora, è chi è attento alla realtà. Ma chi è attento alla realtà non parte dal dubbio, parte da una certezza, dalla certezza e dall’evidenza che la realtà c’è. Il dubbio semmai arriva dopo: questa realtà è buona per me? Voi volutamente confondete il dubbio con l’inquietudine, è il vostro modo di barare perché sapete bene che l’uomo inquieto è un uomo religioso, sapete bene che la tristezza è la più potente forma della nostalgia, il desiderio di un bene conosciuto ma assente. Permettimi di correggerti: quando un laico (nel senso vostro) diventa inquieto cessa di essere laico, quando di fronte alla certezza che la sua coscienza (cioè quello che lui pensa) è l’ultimo tribunale della storia viene assalito dal dubbio che il tribunale semmai è un altro e che la sua coscienza più che un giudice è un imputato, quando gli viene il dubbio se sia giusto quello che fa, quando gli viene il dubbio se ha fatto tutto il possibile perché le cose vadano per il meglio, quando gli viene il dubbio di non aver aiutato abbastanza qualcuno, quando gli viene il dubbio di non aver tenuto conto di tutti i fattori in questione nella risposta data al problema postogli da suo figlio, quando gli viene insomma il dubbio di aver sbagliato. il tuo laico non è più un laico, ma si avvicina paurosamente a un cristiano. Il problema è come al solito nello scambio degli oggetti della fede: il tuo laico dice di credere solo a ciò che vede, ma partendo dal presupposto che non è certo che ciò che vede esista (il famoso dubbio sistematico) finisce per non credere ai suoi occhi. Il mio cristiano pensa che quello che vede è troppo vero per non avere un senso. Su una cosa, però, uno dei tuoi ha ragione: quella di papi, vescovi e cristiani è una sfida per i laici. Noi invece siamo pieni di fedeli che credono che sia il mondo a sfidare la Chiesa, mentre è ovvio che lo sfidante è quello che arriva dopo». Seguono i saluti eccetera. Mi raccomando, leggila attentamente e insisti. Questa idea che i seguaci del Nemico debbano essere laici, cioè pensare che Dio c’è ma non c’entra, va coltivata.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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