Insomma Follini è un po’ il Beckam dell’Unione

Il problema è che io a Follini lo capisco. Lui vuole giocare, vuole andare in campo. In fondo la politica è la prosecuzione del calcio senza pallone. Anche lì, cari compagni e amici che strillate contro il traditore della terra di mezzo, il piccolo hobbit che offre una stampella al Prodi, a stare in panchina ci si intorpidisce il culo. Nessuno vuole bivaccarci, fa male, soprattutto al cervello. Chi se lo filava Marco Follini prima di questa mossa? Nessuno. Aveva fondato il partito di un’anima, mentre ora ci siamo accorti che esiste e lotta a modo suo. Tutti abbiamo questo bisogno primario. Guardate David Beckham: è amico di Brad Pitt e Tom Cruise, guadagna un mucchio di palanche, andrà a stare a Hollywood con la sciura Victoria che sta scegliendo una villona acconcia, vedrà gente che conta e farà cose che noi poveri mortali neanche in cinque vite faremo, eppure quando Fabio Capello l’ha spedito fuori rosa al Real Madrid gli è venuto il magone e ha supplicato che lo facessero rientrare.
E viceversa. Perché quando devi mantenere una panchina o un cadrega imbarchi tutti. Capello traballante ha richiamato Becks, Prodi si è preso il voto di Follini. La morale? Pur di vincere si segna anche di mano, non vi fate incantare da quelli che si professano duri e puri. Sono i primi a rubare il gelato ai bambini.

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