intanto cresce l’albero della vita
Louis de Wohl nasce in Germania nel 1903 da padre ungherese e madre austriaca, all’avvento del nazismo si rifugiò in Inghilterra. Allo scoppio della guerra, nonostante le resistenze dell’esercito per la sua origine tedesca, riuscì ad arruolarsi volontario. Fu assegnato all’assistenza ai civili durante i bombardamenti. L’esperienza quotidiana della morte trasformò una la fede tradizionale in cui era stato cresciuto – «tiepida» la definisce lui – in un’appassionata responsabilità: «Se dovessi morire stanotte – e la probabilità è tutt’altro che remota – cos’avrei di buono da mostrare della mia vita? Mi ricordai della parabola dei talenti». E così l’autore di romanzi d’avventure mette il suo talento di scrittore al servizio della fede cattolica. L’albero della vita nasce nel 1947 dalla consapevolezza – racconta – che «la necessità più vitale del nostro tempo è la riscoperta della croce di Cristo nei nostri cuori». Tema del romanzo è l’affacciarsi sulla scena storia di una nuova civiltà. La figura dominante è Elena, figlia di un capo britannico cui De Wohl presta i tratti del druido, eredita dal padre una profezia sull'”albero della vita”; e quando ritrova la croce di Cristo comprende che a quella si riferiva: il sacrificio di Cristo è il compimento dell’antica attesa pagana. Accanto a lei, Costantino vive il dramma del passaggio dalla vecchia forma di potere alla nuova. Antichi sono l’ambizione, gli intrighi, la spietatezza con cui elimina i veri o presunti rivali; ma una nuova coscienza si va affermando: il sentimento dell’ingiustizia del male compiuto che spinge, perlomeno, a offrire spazio e protezione perché una nuova umanità, che riconosce migliore, possa crescere.
Bobo
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