Intrattenimento e i dubbi dell’informazione

Di Tempi
04 Marzo 2004
Umberto Bossi. O del cupio dissolvi.

Umberto Bossi. O del cupio dissolvi. E poi, dilagare di narcisi e deliri di onnipotenza. Di parole in libertà. Nessuno che abbia pietà di ciò che è stato donato all’uomo per essere quello che è. Per esempio, lo scrittore Luca Doninelli, autore di Tornavamo dal mare, romanzo in cui c’è dentro il caso serio di una generazione, e l’ex professionista di banda armata Sergio Segio, sono persone serie. Che sul Giornale del 24 febbraio scorso, a pagina 28, per esempio parlano seriamente delle vicende degli anni di piombo. Peccato che queste persone e parole non virtuali finiscano subito nel dimenticatoio per far spazio al mondo virtuale dell’intrattenimento. Che invece è tutt’altra storia. Per esempio è storia di posture dell’indignazione e di pose scandalizzate che non finiscono mai. Storia di demagogia e di propaganda, di chiacchiere e distintivi. Peccato. Peccato che anche i giornali, che fino a una certa epoca sono stati roba fresca, roba cucinata e mangiata in fretta, roba da patacche sul bavero, roba da mensa polare, roba seria insomma, siano diventati pagine gialle da piccoli inserzionisti della bassa politica. Peccato che, al di là delle petulanti cretinaggini (ci vuole etica, ci vogliono regole, ci vogliono giudici vendicatori) che ci ammanniscono ad ogni piè sospinto i moralisti da quattro soldi, anche l’uomo tipografico si sia abbassato al ruolo di figurante da intrattenimento in questo cinema-parodia della moralità che è diventato il discorso pubblico sui media. Peccato che nel campo delle cosiddette “questioni morali” (pensate ai temi sociali dell’educazione, dell’ambiente, della riproduzione, del matrimonio, della cura delle malattie, della religione eccetera), in fondo la domanda reiterata che è implicita nella nostra informazione, in Tv come nei giornali, è sempre la stessa: «Perché no? Perché non posso uccidere mia nonna, se ne ho voglia? Dammi una sola buona ragione». Ci scuserà la defunta Mary McCarthy se le rubiamo l’intuizione: «Questo è il vecchio problema di Raskolnikov, ma in una specie di parodia grottesca; chi pone la domanda non lo fa sul serio, si trova in uno stato di agitazione mentale, come un bambino che insiste per avere risposte che sa di non poter capire. Penso che questa pseudoricerca, o pensosità stupida, si stia generalizzando nella società moderna; l’uomo medio, diffidente e furbo, è una sorta di intellettuale. Caricatura del filosofo, dubita e ha una bramosia d’informazione come di zucchero». E questo è tutto quel che si deve dire sull’impronta che l’informazione da intrattenimento, con il suo dubbio ritualistico e la sua pseudoricerca, la sua pensosità stupida, dà oggi alla società.

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