Inutile, ma indispensabile

Di Pavarini Maria Cristina
25 Settembre 2003
“A chi serve tutto questo?”

Per prendere una decisione, oggi, bastano pochi minuti, a volte alcuni secondi. Per analizzare una persona e farsi un’opinione su di lei, dopo il primo impatto passano novanta secondi e la nostra mente sta già elaborando le poche informazioni raccolte. Più rapido ancora è il processo che ci fa decidere se acquistare o no un prodotto. Dopo sette secondi sappiamo già cosa faremo. Per questa ragione veniamo costantemente colpiti da un’infinità di messaggi, input e stimoli quando, per esempio, passeggiamo per le strade, o entriamo nei negozi. Lo shopping, è noto, viene fatto ormai solo seguendo alcune emozioni e non per soddisfare veri bisogni. Non stupisce, perciò, che ogni marchio noto e meno noto lanci ogni genere di prodotto, più o meno credibile. Gli occhiali di Mandarina Duck, i gioielli Diesel, il profumo Mont Blanc sono solo alcuni esempi. Ma la lista potrebbe proseguire all’infinito: Cavalli lancia la carta di credito zebrata, mentre le sorelle Fendi presentano la Chef Bag, una borsa la cui forma ricorda quella d’un cappello da chef rovesciato. Ciò che conta è colpire il consumatore e farlo sognare anche solo per un istante. Ma Who needs all that?, direbbero gli inglesi: “A chi serve tutto questo?”.

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