Inventori italiani in crisi
Un brevetto è un titolo pubblico di proprietà industriale che conferisce al suo proprietario il diritto esclusivo di utilizzare una certa invenzione per un certo periodo di tempo. L’oggetto del brevetto è un’invenzione, ovvero una soluzione inedita di un problema tecnico che risponde a criteri di novità, inventività e applicabilità su scala industriale. Le economie presso le quali vengono registrati più brevetti sono dunque quelle che introducono maggiori innovazioni nei loro cicli produttivi, o per produrre di più e meglio o per risparmiare sui costi; esse sono perciò le più competitive. L’Unione europea (Ue) rappresenta da sola circa la metà di tutte le richieste di brevetto mondiali, gli Stati Uniti un terzo e il Giappone un sesto. Ma all’interno della Ue si danno forti differenze. La Germania da sola totalizza il 41 per cento di tutte le richieste di brevetto nella Ue, seguita da Francia e Regno Unito. Se invece prendiamo in considerazione il rapporto fra le richieste di brevetto e il numero degli occupati, vediamo che l’economia coi dati migliori continua ad essere quella tedesca, ma dopo di essa vengono gli svedesi e i finlandesi. L’Italia, invece, è soltanto quint’ultima tallonata dall’Irlanda. Negli ultimi 10 anni le domande di brevetto sono aumentate in media del 4,2 per cento all’anno, mentre in Irlanda e Spagna, paesi che per adesso ci stanno dietro, sono aumentate dell’11 per cento. Il tasso italiano, d’altra parte, è quasi la metà di quello medio della Ue. Avanti di questo passo, e la competitività delle imprese italiane si indebolirà al punto che non potremo più competere né con i bassi costi delle economie emergenti, né con l’alto livello tecnologico delle produzioni dei paesi altamente industrializzati. Diventeremo un paese che produce per conto terzi. Fino a quando non troveranno luoghi più interessanti dove delocalizzare.
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