Io bertinottiano, scelgo silvio e non romano
Caro direttore, per darti il chiaro sentore di quanto sia puerile e demagogica l’attuale opposizione, ti racconto perché, discutendo con un gruppo di ulivisti, il tuo collaboratore marxista è stato accusato di anarchismo (e la cosa mi fa sorridere), di individualismo (e la cosa mi diverte ancora di più), di anticomunismo e di tradimento delle ragioni di classe (e qua la risata è davvero crassa). Motivo di tutto ciò, un mio ironico e divertito tentativo di difendere l’intervista di Berlusconi a “Porta a Porta”. Sia ben chiaro, io non penso affatto che «c’è stato un arricchimento generale del paese» e che per far quadrare i loro conti basterebbe che le massaie stessero più attente quando vanno a fare la spesa, e ho ben presente i salari dei lavoratori e i costi degli affitti. Ho ben presente però anche un’altra cosa: e cioè che le cause delle difficoltà del paese hanno ben poco a che vedere con il governo Berlusconi. Su questo punto, a mio avviso, il Cavaliere ha sbagliato. Non doveva cercare di celare una situazione generale critica, ma doveva semplicemente illustrarne i reali motivi. In Italia sta nascendo un’opposizione sociale che sta costruendo la propria egemonia sulla “colpa” di Berlusconi per una situazione che in verità Berlusconi ha solo ereditato. Nella mia discussione questa realtà è talmente venuta a galla che l’approdo finale è stato quello che sopra accennavo, cioè l’insulto gratuito. Eppure…
1. Se i salari sono bassi è inconfutabile dover ammettere che questo è dovuto all’accordo del 23 luglio e non certo all’uomo di Arcore.
2. Se le pensioni non consentono una vita dignitosa, la colpa non può essere di un governo che vuole fare una riforma che prenderà corpo solo tra quattro anni.
3. Sono il primo, da comunista, a lamentarmi della flessibilità e della precarizzazione del lavoro. Ma come si può affermare che questa sia una situazione riconducibile alla legge 30, se questa è in vigore solo da pochi mesi?!
4. Se esistono le agenzie di lavoro in affitto è perché il “pacchetto Treu” lo ha permesso. E se non esiste più una azienda pubblica nel nostro paese, lo dobbiamo alle grandi privatizzazioni del centrosinistra (leggi Prodi).
Quando elenchi questi dati concreti e indiscutibili, la risposta degli ulivisti è: «Sì, va bene, ma la legge Cirami e le rogatorie?». Come se alla massaia gliene può fottere qualcosa di questi provvedimenti! Il massimo del disprezzo l’ho ottenuto quando ho elencato le proposte del centrosinistra. Gabbie salariali (Rutelli), quote del Tfr gestite dal sindacato (Cgil), riforma “meno timida” delle pensioni (Prodi). Non parliamo dell’“indignazione” che ho suscitato quando ho ricordato che Prodi è il cavallo delle grandi banche, nonché di tutti i vecchi poteri forti di democristiana memoria. La spinta emozionale di massa contro Berlusconi avrebbe un senso se supportata da un’alternativa di società. Ma ad oggi essa si limita a produrre odio primitivo e qualunquismo esasperato. E questo significa che la vera “antipolitica” non è quella di Berlusconi, ma quella “pensata” a tavolino dai signori dell’Ulivo e dall’infantilismo di tricicli e girotondi. Perciò ribadisco: se fossi costretto a scegliere tra Berlusconi e Prodi (ovviamente spero di poter scegliere Bertinotti), opterei sicuramente per il primo. Almeno lui non si spaccia per un uomo di sinistra.
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