Io, cristiano anonimo, non vorrei turbare certi serafici vescovi

Di Cominelli Giovanni
26 Ottobre 2006

Non mi annovero tra i teocon. Sul “teo” si può discutere, ma il “con” proprio non mi piace, né per il significato che ha nella versione americana – non sono un “conservative” – né per il significato che ha il vocabolo in quella francese: appunto non sono un… con! (per la traduzione, qui irriferibile, si rinvia a congruo dizionario). Preferirei iscrivermi all’Associazione cristiani anonimi, semmai esistesse. Si possono definire così non solo coloro che sono cristiani, ma non sanno di esserlo (San Paolo), ma anche coloro che sanno benissimo di non essere cristiani, ma vorrebbero esserlo. è evidente che i cristiani anonimi hanno problemi altrettanto gravi dell’omonima associazione di alcolisti. Hanno un sacco di tic. Si proclamano ammiratori di un professore tedesco biancovestito, che i cattolici chiamano papa. Non hanno la fede nel Cristo risorto, ma si preoccupano se chi ha questa fede la perda, e se chi ha una fede debole non la rafforzi e se le giovani generazioni non ne abbiano più la memoria. Convinti delle radici cristiane della tavola di valori che amano, temono che l’inaridimento di quelle radici porti alla dissoluzione di quei valori e perciò della civiltà che ne è stata fondata. E vedono di malocchio un certo multiculturalismo spacciato per ecumenismo. Più che l’ottimismo di qualche parroco brianzolo condividono il pessimismo di Morselli circa il futuro della Chiesa e temono che, alla fine, tutti questi preti ottimisti e multiculturali saranno ridotti, come Sant’Antonio, a predicare ai pesci.
Molti credenti politically correct li considerano furbi o ottusi. In effetti insistono in modo esagerato sul tema dell’identità, quando è noto che il dialogo consiste nel mettere tutte le culture sullo stesso piano. Invece questi zeloti dell’identità sono ossessionati dalla perdita dell’identità cristiana degli europei e degli occidentali. E perciò sono accusati di fare il gioco politico di Berlusconi, che talora si atteggia a defensor fidei, manco fosse Cristoforo Colombo o. Calderoli. Sono preoccupati che i cristiani si vergognino del Vangelo, che si rifugino nelle catacombe. Insomma: i cristiani “normali” e i loro preti e vescovi hanno di che irritarsi. Perciò chiedo la protezione di San Paolo (Lettera ai Romani, 14, 1-2): «Accogliete tra voi chi è debole nella fede, senza discuterne le esitazioni. Uno crede di poter mangiare di tutto, l’altro invece, che è debole, mangia solo legumi».

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