Io sto col peccatore (salvato)

Di Frangi & Stolfi
18 Gennaio 2001
Rubens, il cattolico e Rembrandt, il calvinista

Rubens, il cattolico e Rembrandt, il calvinista. Rubens, il pittore trionfante e Rembrandt, lo sconfitto. Rubens, il nababbo e Rembrandt, il fallito. È un confronto straordinario quello che si consumò tra questi due giganti del 1600 europeo. E oggi è possibile riviverlo, quasi in diretta, nella bellissima biografia scritta da Simon Schama che Mondadori ha appena tradotto in Italia. La biografia naturalmente è dedicata a Rembrandt. Diciamo “naturalmente” perché la cultura ha ribaltato i verdetti della storia. Oggi Rubens è un pittore che non avrebbe mai meritato una biografia, con le sue iperboli cattoliche. Invece il genio tutto introspettivo e così problematico di Rembrandt s’adatta perfettamente ai tempi. Intendiamoci, Rembrandt è un gigante e le mani del padre che si stampano sulla schiena del figliol prodigo, restano una delle cose più grandi della storia dell’arte. Ma Rubens al nostro sguardo ha un qualcosa in più: è la dimensione della gloria, la coscienza della grandezza della carne. Rubens è il peccatore salvato, Rembrandt il peccatore rimasto senza assoluzione. Per quanto possa sembrare controcorrente, noi siamo rubensiani.

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