IPOCRISIA SPORT
Anche in morte di uno dei più grandi Papi della storia, lo sport italiano ha trovato modo di coprirsi di ridicolo. Si è inventato una sospensione all’ultimo momento, quasi che non avesse il coraggio di prenderla il giorno prima. Ma questo è il meno. Il guaio è che al di là dei minuti di silenzio e degli stadi vuoti, siamo proprio a quello contro cui questo Papa si batteva. Contro un coinvolgimento superficiale, contro il vuoto che inghiotte la nostra epoca. Non è vera commozione se non cambia l’uomo, non è vero silenzio se non abbraccia l’umano e l’invita a un nuovo sguardo sulle cose. A parte il fatto che Giovanni Paolo II, avesse deciso lui, avrebbe fatto giocare tutti, tanto gli piaceva lo sport, non se la possono cavare così. Vedo tanti che “oggi siamo tutti cristiani”. Sono gli stessi che quattro anni fa, il 12 settembre, erano “tutti americani”. Volevate dare un segnale? Dovevate giocare e per trasformare gli stadi in luoghi dove non si sentissero insulti o peggio, dovevate giocare con correttezza, dovevate fare trasmissioni televisive dove prevalesse il buon senso. Invece vi siete solo oscurati per un weekend e da domenica sarà tutto come prima. Smentitemi, per favore.
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