Israele compie 55 anni. Auguri. E anche a te (Abu Mazen)
Israele è paralizzata a causa di uno sciopero senza precedenti. Si chiudono le scuole, non partono aerei, né arrivano, scioperano la posta, le banche, la nettezza urbana. Il Preside del Liceo di Zfat ci chiama di sera: «Abbiamo ricevuto un permesso speciale, vi prego di venire». I ragazzi sono felici di incontrarsi, non c’è più bisogno di girare con le maschere antigas, sembriamo una scolaresca come le altre nel mondo. Insieme a loro troviamo uomini anziani e baldanzosi: sono i combattenti dell’Haganà, i primi ebrei che nel ‘48 capirono che c’era bisogno di un esercito, e subito. Nell’ultima stazione incontriamo Moshè che ci mostra la casa di Abu Mazen, il nuovo primo ministro dell’Autorità palestinese. «Si, è mio amico, abitava proprio lì. Ci ho parlato qualche sera fa, per augurargli buona fortuna, poco prima del suo giuramento, poco prima dell’ultimo attentato a Tel Aviv!» Leggiamo Ygal Allon: «Chi non ricorda il suo passato, ha un presente avvolto nella nebbia e un futuro celato nel dubbio». Noi non abbiamo il tempo materiale per dimenticare. E neanche i nostri ragazzi. Ma purtroppo, molta gente in questo mondo sì.
Angelica Calò Livné
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