Israele e la trappola iraniana
Lo Stato di Israele deve moderare la sua azione militare a Gaza e in Libano non perché la sua reazione alle aggressioni subite è “sproporzionata”, come la schiera degli ipocriti – D’Alema, Chirac e l’Unione Europea – non ha esitato ad affermare. Ma perché quella reazione fa il gioco dei nemici di Israele, che sono poi i nemici della pace e della democrazia per tutti i popoli del Medio Oriente. Israele sta cadendo in una trappola architettata dall’Iran di Ahmadinejad, il burattinaio degli Hezbollah libanesi che, attraverso la Siria, esercita un condizionamento sempre più forte anche su Hamas palestinese.
Tre sono gli obiettivi del regime di Tehran: 1) impedire che Hamas rinunci all’intransigenza e si apra al dialogo con Israele; 2) ottenere l’allineamento militante dei paesi arabi sulla linea del non dialogo e del non riconoscimento di Israele; 3) legittimare politicamente l’atomica iraniana come ombrello protettivo dei paesi arabo-musulmani vicini di Israele. L’escalation di provocazioni contro lo Stato israeliano è funzionale al perseguimento di questa agenda oltranzista. Gerusalemme sta gestendo la crisi come un’opportunità per applicare la dottrina preventiva: colpire l’infrastruttura organizzativa e materiale dei bracci armati di Hamas ed Hezbollah per mantenere bassa la soglia di pericolosità di queste forze ostili. Ma l’esito prevedibile è un altro: con Gaza, Beirut e, domani, Damasco bombardate, l’Iran sulla via dell’arma atomica diventerà l’ala protettiva sotto cui i vicini di Israele cercheranno copertura. Diventerà la potenza egemone dell’area e farà valere la sua linea estremista circa il conflitto israelo-palestinese, riassumibile nello slogan di Ahmadinejad: “Un mondo senza sionismo”.
Se l’Unione Europea vuole risultare credibile nei suoi appelli alla moderazione rivolti al paese aggredito, dovrebbe offrire anche una forza di interposizione incaricata di impedire altre provocazioni e conseguenti reazioni “sproporzionate”.
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