Israele, il Papa e un suicidio antislamista tra i luterani
Spiace dirlo, ma questa volta Israele l’ha fatta grossa. Bombardare civili inermi, uccidere donne e bambini nelle loro case, nel cuore della notte, mentre dormono, eh, no questo è da criminali. Ed è un crimine per cui non basta il «rammarico» espresso dal premier Olmert, né le lacrime del ministro Livni, la quale ha detto «è una tragedia», ma non ha fatto seguire a queste parole nessun gesto concreto (poteva dimettersi dal governo, no?)… Perciò mi auguro che, almeno in questa occasione, anche il suo giornale sappia trovare le parole giuste per condannare Israele e, oso sperare, per sostenere la manifestazione di solidarietà con la Palestina, il 18 novembre, a Milano.
Francesco Azziani Milano
Non c’è nessuna parola che possa commentare un crimine del genere. I militari israeliani che hanno compiuto quella strage devono essere chiamati a risponderne in tribunale. Condannare in blocco Israele? Ci risulta che né lo Stato maggiore, né il governo israeliano abbiano mai impartito l’ordine di sparare sui civili. Si esibiscano le prove del contrario e saremo i primi a denunciare Israele. Detto questo, siccome nessuno può resuscitare i morti, chiedo scusa e mi permetto di osservare con la Bibbia che la sola giustizia è la fede. Poiché la giustizia appartiene infine solo al Padreterno che, siamo certi, ha accolto nelle Sue braccia anche quelle povere vittime di Gaza. Mi permetta ancora una parola, signor Azziani. Voglio ricordarle che qualunque persona, a qualunque fede o non fede essa appartenga, neppure davanti a fatti così tragici può e deve dubitare del fatto che giustizia, fede e Padreterno possano essere anche lontanamente imparentati con quegli automi incappucciati che, come succede da troppi anni in Palestina, vanno ai funerali di donne e bambini ostentando bazooka e candelotti di dinamite, promettendo vendetta a colpi di bombe umane. Chi sono costoro che, allevati in seno ad Hamas (gente che oggi governa la Palestina, il cui obbiettivo dichiarato resta la distruzione di Israele e l’educazione di massa all’odio), si permettono di trascinare il loro popolo sempre più in basso nell’inferno di questo e dell’altro mondo? Chi sono, se non la muffa del male che si estende fino ad occludere ogni via al sempre possibile risorgimento umano e civile del popolo palestinese? La smettano di puntellare questa infamia i cosiddetti pacifisti nostrani. Aderire alla manifestazione del 18 novembre a Milano? Non ci pensiamo neanche. Ci vadano pure i Fassino e i Rutelli a dire con il pacifista (?) Liberazione, “giornale comunista”, che «il dialogo con Israele ormai è impossibile». Ci vadano loro ad alimentare l’ottuso e parziale sentimentalismo arcobaleno che gira il coltello nella piaga di una tragedia nella tragedia. E che, perciò, in quanto coltello nella piaga, porterà soltanto acqua al mulino degli incappucciati.
Trasmetto la lettera inviata al papa Benedetto XVI scritta da insegnanti e genitori dell’Istituto Europeo Marcello Candia di Seregno. è stata diffusa anche in ambiente esterno alla scuola e 700 persone hanno voluto aggiungere la loro firma.
Annalisa Regalia Seregno
Spiace di non poter pubblicare questa e altre testimonianze di solidarietà al Papa che ci sono state segnalate in giro per l’Italia. Nel caso, la lettera degli insegnanti e dei genitori del Candia sottoscritta da tanti altri cittadini di Seregno è una bellissima espressione di affetto nei confronti di un Pontefice che, come sappiamo, è stato sottoposto ad ogni genere di attacchi e svillaneggiamenti a causa del suo grande discorso di Ratisbona. Discorso che, ne siamo persuasi, passerà agli annali della storia come uno dei più alti messaggi di verità, pace, saggezza e carità per tutti gli uomini di cui è portatrice la Chiesa cattolica. Poche voci – specie tra i potenti di questo mondo, non esclusi quelli ecclesiastici – si sono alzate per difendere Benedetto XVI dalle interpretazioni distorte e manipolate che della sua lezione hanno dato sia i fondamentalisti islamici sia i liberal americani del New York Times. Ma è consolante, e fa ben sperare, registrare l’esistenza di questo resto del popolo che mantiene intatta la facoltà del giudizio e che non si fa intimorire dalla selvaggia prepotenza del potere, secolarizzato o pretesco che sia.
è accaduto a Erfurt (ex-Ddr) l’1 novembre scorso, il giorno in cui le Chiese protestanti celebrano la festa della Riforma. Il parroco evangelico in pensione Roland Weisselberg, 73 anni, si è recato intorno alle dieci e mezza nell’area di un cantiere prossimo all’ex-convento agostiniano che si trova nel centro della città, luogo che la storia ricorda per aver ospitato l’entrata nell’ordine del giovane Martin Lutero nel 1505. Infilatosi in una buca di poco meno di 3 metri di profondità, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco urlando «Gesù e Oskar!» (Oskar Bruesewitz, anch’esso parroco evangelico, si uccise allo stesso modo il 18 agosto 1976 a Zeitz, nei pressi della stessa Erfurt, per denunciare le condizioni oppressive del regime comunista dell’allora Ddr). Mentre si dava fuoco, all’interno della chiesa del monastero più di 300 membri della Comunità Casteller Ring stavano prendendo parte alla cerimonia per la festa della Riforma. Weisselberg, deceduto il giorno dopo nell’ospedale di Halle, ha lasciato una lettera il cui contenuto ha chiesto che non fosse reso noto. Il vescovo evangelico Axel Noack ha tuttavia confermato il motivo del suicidio: il gesto voleva rappresentare un ammonimento ai connazionali contro la diffusione dell’islam in Germania. Le testimonianze di persone vicine a padre Weisselberg confermano che da anni la sua principale preoccupazione, manifestata in occasione di diversi incontri pubblici, era quella di suscitare l’attenzione verso la sempre crescente penetrazione islamica, senza rinunciare ad esprimere forti critiche verso l’atteggiamento della Chiesa evangelica, da lui considerato troppo remissivo e conciliante.
Vito Punzi Berlino
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