Israele, Palestina. Dura la realtà, vero?
Basta, per favore, basta! C’è un corteo di gente qui, a tentare di spegnere il fuoco che sta divorando tutto, Zinni, Powell, la sinistra israeliana, il governo israeliano e uno stuolo di pazzi fanatici continuano a farsi saltare qui, dentro casa nostra, mossi da un odio cieco senza via d’uscita.
Cosa fareste voi, al nostro posto?
Non sono che una donna qualunque, come tante, una madre di quattro figli, come tante. Non sono che un essere umano qualunque, uno di quelli che lottano da sempre per educare alla giustizia, all’uguaglianza, al rispetto, all’empatia.
Può anche non interessare a nessuno che fra un’ora potrei salire su un autobus per andare al lavoro o al supermercato e nel giro di un attimo potrei ritrovarmi smembrata e sparsa nel raggio di 100 metri: una mano da una parte, un dito dall’altra, il volto irriconoscibile! La mia colpa? Quella di essere nata ebrea. Certo, abbiamo altre colpe: non abbiamo mai acconsentito a cambiare le nostre tradizioni, a sostituire i nostri simboli, le nostre cerimonie. Abbiamo una cervice un po’ dura, pretendiamo da noi stessi l’impossibile e anche se le televisioni e i giornalisti ignoranti di tutto il mondo raccontano tonnellate di fandonie sul nostro conto, e sul conto dei nostri soldati, noi non uccidiamo a sangue freddo. Ma siamo risoluti a difenderci. I nostri elicotteri colpiscono i terroristi? Il nostro esercito ha di nuovo isolato i palestinesi dopo gli attacchi terroristici? Sì, ci stiamo difendendo. Continueremo a farlo. Abbiamo il dovere di farlo. Voi non cerchereste di difendere i vostri cari affinchè non siate costretti a dover andare a riconoscere un orecchino sul lobo di un orecchio strappato da una testa dopo una deflagrazione, per sapere se apparteneva a vostra moglie o a vostra figlia? Dura la realtà, vero?
Ecco i frutti dell’odio islamista
Impossibile da crederci! Dopo l’autobus di Nazareth, dopo l’autobus di Afula, dopo il Dolfinarium, Natania, Beniamina… hanno cominciato a sfilare sullo schermo le foto coi visi sorridenti, timidi, di un numero tragicamente enorme di nuove vittime, di ragazzini di 15, 16, 20 anni ridotti in brandelli, di bambini che non sono più, il cui corpo non esiste più, neanche per poterlo seppellire. Nell’anima, nel cuore, queste immagini si accavallano, mi scalpitano, mi prendono a pugni nello stomaco. Impossibile credere che, 60 anni fa, riuscirono a convincere una massa di persone a sbarazzarsi di noi ebrei con metodi veloci e creativi, assicurando loro che eravamo i colpevoli delle loro disgrazie, della loro disoccupazione e dei loro insuccessi. Oggi si racconta che spargiamo altro sangue, quello dei bambini palestinesi… anzi che siamo gli artefici di tutte le disgrazie del popolo palestinese. E ci sono un numero inimmaginabile di persone senza cervello, sparse in tutto il mondo, che continuano a credere che questa sia la verità. A quanto pare, quelli che si preoccupano di propagare e diffondere certe storie, d’alimentere l’odio, di cercare per l’ennesima volta un capro espiatorio, hanno molto da nascondere, da mettere a tacere. Hanno anche tanti fondi e tanto denaro da investire per comprare giornalisti, inviati, pagine di giornali, siti internet. Non ci vuole un gran talento per incitare all’odio un po’ d’intellettuali alla ricerca della “verità” e di se stessi, e alla distruzione una massa di disperati che vivono in campi profughi senza speranza, a convincerli a liberarsi di quello che questi leader egoisti e senza scrupoli definiscono un ostacolo al loro sviluppo, al loro accesso al paradiso. L’ostacolo ovviamente siamo noi. E chi, altrimenti? Chi se non noi ebrei, qui, in Israele. L’avamposto che cerca d’impedire loro di trasformare tutto l’Occidente in una fantasmagorica festa di minareti, simbolo fallico, per molti fanatici, di una virilità violenta a distruttiva, di trasformare tutto in un macabro teatro d’intolleranza, di fanatismo, di estremismo e di terrore! Non esiste sensazione più terribile di non sapere come proteggere i propri figli.
Lasceremo i territori. Ma non saremo ostaggi di nessuno, mai
Voglio vivere in pace, voglio vivere! Voglio avere la sicurezza che quando l’ultimo colono lascerà la Cisgiordania, nessuno oserà più entrare in casa mia a seminare terrore! Voglio che si sappia che non sono uscita per debolezza o per paura ma per scelta, per rispetto, e che non lo avevo fatto fino ad oggi perché ho bisogno di costruire la mia sicurezza! Sì, ho detto voglio la pace, ho detto che uscirò dai territori conquistati nel ’67, anche se quella guerra non l’abbiamo voluta noi, anche se siamo stati trascinati a combattere contro la nostra volontà. Anche se l’Italia, dopo aver perso la guerra, ha dovuto dividere in due Gorizia, ha perso l’Istria, Fiume e non le ha chieste indietro perché una guerra persa è persa e basta, io riconsegnerò tutto, fino all’ultimo centimetro. Perché io, sono io. Perché da 5000 anni sono ebrea, ho un mio Libro, ho la mia morale e i miei precetti, ho dei figli e voglio crescerli con i valori secondo i quali sono cresciuta. Perché da noi s’insegna il rispetto dell’Uomo in quanto è. Perché il mio D-o, quello che ringrazio fin da bambina, alla sera prima di coricarmi e al mattino quando mi alzo, mi vuole positiva, pietosa, giusta, misericordiosa… ma soprattutto mi vuole viva! Però oggi non ce la faccio ad essere buona. Dopo l’ultima apocalisse ad Haifa, nel quartiere arabo ed ebraico, dopo le immagini che ci dilaniano da tre giorni senza un attimo di respiro, dopo che il terrore si è insediato qui in ogni cellula di noi, non ce la faccio più ad essere buona, empatica verso il popolo palestinese sofferente. Sono furiosa. Non ne posso più. Sono furiosa verso tutti coloro che continuano a fomentare, ad istigare, a difendere il terrore, a distinguere tra i tipi di terrore, a tenere gli occhi serrati e a non voler capire che se ci faranno scoppiare tutti qui, deflagrandoci fino all’ultimo respiro, la caccia alle streghe inizierà là, da voi, in tutta l’Europa, in tutto l’Occidente. Mi sento svuotata, stanno costringendomi a non essere più me stessa: dentro di me sento imperversare la rabbia, il dolore, lo sconforto. Carpe Diem. Così vivrò da ora. Io non sono l’ostaggio di nessuno. Sono qui, ad esaudire ogni desiderio dei miei figli, a preparare la Festa delle Luci di domenica prossima, a preparare lezioni straordinarie di musica, di arte e di teatro per i miei alunni. Vivrò l’attimo, in tutta la mia positività, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e con tutte le mie forze e se fra un’ora non ci sarò più… non sarò morta da ostaggio!
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