Italiani buona stampa parruccona

Di Newbury Richard
14 Novembre 2002
Cosa manca alla stampa italiana per essere venduta e letta come quella anglosassone? Indagine di uno sferzante columnist inglese al di sopra di ogni sospetto

In questi giorni in Italia è in corso una storia dinastica molto più importante del ritorno dei Savoia, che avevano comunque i giorni contati dal giorno in cui scommisero il loro destino, con l’incoraggiamento di Cavour, abbandonando il loro ruolo di baluardo dei valichi alpini per le ricche ma indifese pianure della Padania.

La Fiat, Agnelli e i suoi gioielli
La storia a cui mi riferisco è quella della caduta dei Principi della Fiat. Se il Cavaliere deve ribaltare le sue politiche di libero mercato per salvare gli Agnelli – e il proprio dominio elettorale in Sicilia – dall’estinzione, i re dell’automobile possono offrire in cambio per la loro salvezza solo gioielli della corona come La Stampa e il Corriere della Sera.
In questo caso il Corriere non paragonerebbe più Berlusconi a Hitler. Questo può ora certamente succedere e sarebbe in sintonia col modo in cui nel mondo gli imperi dei media si stanno concentrando. Ma le particolarità e le idiosincrasie della stampa italiana e di quella inglese derivano dal loro rispettivo passato e anche dal loro rispettivo linguaggio.

Anche Blair ha bisogno del Sun
Come si evince dai quotidiani al tempo della Rivoluzione Inglese della metà del 1600, la lingua inglese (a quel tempo) aveva già un’uniformità nazionale ed era facilmente comprensibile come oggi. Inoltre la stampa popolare che si occupava di storie “di interesse umano” come le ultime parole sul patibolo di rapinatori intrepidi e prigionieri condannati era scritta con un linguaggio popolare. Daniel Defoe, autore di Robinson Crusoe e delle avventure picaresche e alquanto scandalose della prostituta Moll Flanders, fu anche il fondatore e l’iniziatore settecentesco di quella stampa scandalistica-popolare che secondo l’esortazione di Rupert Murdoch ai suoi direttori, «sconvolge e stupisce ad ogni pagina», ma esprime anche complesse questioni politiche in frasi brevi e semplici. Non per nulla il più rispettato, potente e temuto editor politico di Londra è Trevor Kavanagh, il direttore politico di The Sun, letto da 12 milioni di inglesi. Durante un pranzo privato fu chiesto a Tony Blair perché non desse più finanziamenti alle arti. «Il Sun non me lo permetterebbe» fu la risposta. La natura veramente nazionale del Times è stata resa possibile dalla sua diffusione su tutto il territorio grazie alla costruzione delle ferrovie, mentre l’educazione di massa nel diciannovesimo secolo ha permesso l’avvento della “stampa a un penny”, che ha visto il Daily Mail diventare il primo tabloid «scritto da fattorini per i fattorini» capace di vendere milioni di copie approfittandosi del fatto, come nota George Bernard Shaw, «le lavandaie sono interessate all’alta società quanto le duchesse». Il padre di Rupert Murdoch ha svolto il suo tirocinio al Mail prima di ritornare in Australia a pubblicare quotidiani. Suo figlio doveva tornare a iniettare nella stampa inglese una coloniale mancanza di rispetto per le tradizioni, sebbene non fosse il primo, da quando il canadese Max Aitken – nominato Lord Beaverbrook – creò il Daily Express, con 4 milioni di lettori a partire dagli anni Venti. Oggi Murdoch, divenuto un cittadino americano per poter possedere stazioni televisive e quotidiani americani, è il proprietario del Times, del Sunday Times, del Sun, di The News of The World, di Sky Tv e News. Il canadese Conrad Black possiede il più importante giornale conservatore, il Daily Telegraph, e il pornografo Richard Desmond attualmente è proprietario di Express e dello Star; uno spiacevole dettaglio biografico trascurato poiché costui costituisce un’estrema rarità: un proprietario di mezzi di comunicazione pronto a essere a favore dell’Euro. L’Independent appartiene a un irlandese, il Mirror è di proprieà inglese, ma corre voce che sia stato messo in vendita, mentre il Guardian e l’Observer sono di un ente indipendente. Il Mail appartiene ancora ai fondatori Harmsworths.

Imperatori inglesi e principi italiani
La stampa inglese non è perciò posseduta come in Italia dai “Principi della Stampa”, ma da “Imperatori” multinazionali prevalentemente coloniali o ex-coloniali che non si vergognano di imporre i propri programmi. «È il mio giornale, non il tuo», dice Murdoch ai suoi direttori, mentre considera i suoi giornalisti noleggiati «come taxi». I suoi giornali seguono la sua linea anti-monarchica, anti-Unione europea e anti-Euro, mentre la linea di Conrad Black è che l’Inghilterra dovrebbe lasciare l’Europa per entrare nel Nafta e diventare il cinquantunesimo – e il più ricco e popoloso – stato degli Usa. Non c’è nulla di nuovo in tutto questo. Il principale commentatore di Lord Beaverbrook, Tom Driberg, scriveva che «la libertà di stampa consiste nella libertà di pubblicare quei pregiudizi del proprietario che gli inserzionisti pubblicitari possono tollerare». Evelyn Waugh, un’altra giornalista dell’Express, nel divertente racconto “Scoop” fa dire a Lord Cropper (controfigura di Beaverbrook): «Reykjavik è la capitale del Kenya, non è così? ». «In un certo senso, Lord Cropper», risponde il suo ossequioso direttore. In questo senso il non eletto Murdoch ha più influenza occulta di Berlusconi che governa, anche se deve rimanere al passo con un’opinione pubblica che solo in parte lui forma.

I lettori della stampa british
È stato detto che il Financial Times (463mila copie vendute) viene letto dalla gente che possiede il Paese; che il Times (656mila) e la sua gemmazione, The Independent, sono letti dalle persone che governano il Paese; che il Guardian (387mila) è letto dalle persone che pensano che dovrebbero essere loro a governare il Paese; che il Telegraph (970mila) è letto da quelli che vogliono che il Paese sia governato come vent’anni fa; che l’Express è letto da quelli che pensano che il Paese è governato come vent’anni fa; che il Mail (2 milioni e 372mila) è letto dalle mogli di quelli che governano il Paese; che il Mirror (2 milioni e 140mila) è letto da quelli che lavorano per il Paese e che il Sun (3 milioni e 444mila) da quelli a cui non importa chi governa il Paese, a patto che lei abbia un corpo bellissimo (la ragazza della terza pagina – ndr).

Italiani, cercatevi azionisti internazionali
Gli italiani vedrebbero nella stampa inglese molti vizi e si rallegrerebbero di non averli. Tuttavia un giornalista inglese come me è convinto che alcuni di tali vizi potrebbero giovare alla stampa italiana. La stampa inglese è letta da un grande numero di persone di tutti i gruppi sociali, e il linguaggio e il contenuto dei diversi giornali risponde al loro mercato di lettori. Anche i politici hanno dovuto imparare la stessa versatilità comunicativa per competere con il «sesso, sport e competizioni» di Murdoch. Alastair Campbell, alter ego e comunicatore supremo di Tony Blair, è un giornalista di derivazione tabloid educato a Cambridge. La supremazia della signora Thatcher era basata su politiche che hanno trasformato il Sun, il suo proprietario e i suoi lettori da istintivi sostenitori Laburisti a Thatcheriani. Il direttore del Sun era l’unico che poteva chiamare la Lady di ferro direttamente a qualsiasi ora del giorno o della notte.
Il progetto di Blair fu di ricatturare per il New Labour quei lavoratori specializzati che erano stati trasformati nella nuova classe media maggioritaria dal successo del Thatcherismo. Anche gli elettori italiani di oggi sono nel centro in cultura, classe e politica; i giornali della destra e della sinistra stanno perdendo lettori e stanno sopravvivendo solo grazie allo Stato che paga i loro deficit, dal momento che ignorano dove si trovi ora il loro pubblico.
I giornali sono tuttavia prodotti ad alta redditività, dal momento che il prodotto viene pagato per il giorno in cui viene prodotto. L’impero da 8 miliardi di dollari di Murdoch è stato finanziato dai profitti del Sun, che gli hanno permesso di ripagare i prestiti bancari. L’impero dei media di Berlusconi è un’anomalia perché non è realmente internazionale. Come il resto del capitalismo di famiglia italiano, la stampa italiana trarrebbe giovamento dalle richieste spassionate di azionisti internazionali piuttosto che dalla proprietà statale di fatto.

Voi, così perbene, così gossip-riciclati
Gli italiani e i loro giornali sostengono di trovare ripugnante il “gusto dello scandalo” e il “processo sui giornali” tipico della stampa inglese, con le sue intrusioni nella vita privata di politici, sportivi e celebrità. Tuttavia ciò non impedisce alla stampa italiana di riciclare il gossip.
Per ora “il pubblico interesse” e la “storia” sussistono quando non collimano la pratica privata e le dichiarazioni pubbliche. La stampa italiana trarrebbe vantaggio da una maggiore “denuncia” dell’ipocrisia pubblica e da una minore accettazione dei politici in base a quel che dicono di sé stessi. Il Quarto Potere dovrebbe formulare quelle scomode domande che il pubblico vuole che siano fatte: ciò renderebbe più vivace il dibattito politico e eliminerebbe sia i giornalisti che i politici incompetenti. L’ascesa di Berlusconi è in parte attribuibile al fatto che egli è l’unico “comunicatore” nel Parlamento.

Opinionisti o Padri della Chiesa?
Gridano in Italia i titoli in prima pagina, ma sembra spesso per disperazione e senza intelligenza. E quando il lettore esamina attentamente la storia, nella mia umile esperienza e ovunque nella stampa, è difficile delucidare i fatti. È un po’ come il modo irlandese di dare indicazioni: «Girate a sinistra dove c’era una volta quel vecchio bar». Per di più, prima che il lettore posssa trarre le sue conclusioni, c’è un opinionista in prima pagina che, come un Padre della Chiesa, spiega il significato di tutto. Sono i fatti la ragione per cui, oltre agli “approfonditi” resoconti televisivi da quindici secondi, compro i giornali – per poi “leggere tra le righe”. Quando guardo ammirato la Tv francese con le sue discussioni culturali che durano tre ore, mi chiedo quali altri insonni insopportabilmente altezzosi possano guardarli. Mi diverto a leggere la stampa italiana in modo simile. Mi lusinga in più modi. Insieme al resto della stampa italiana, io stesso ho nondimeno bisogno, fra le altre cose, di verificare l’influenza che la Rivoluzione nell’Informazione avrà su di noi, in un mondo in cui, ad esempio, leggo e insieme scrivo on-line la stampa italiana.

Grazie ai Murdoch (non ai cdr)
Oggi i giornali costano un euro e non tre perché Murdoch ha fatto da pioniere nell’introduzione del computer e ha consegnato all’oblio dell’età della pietra industriale i tipografi in sciopero. Se non “affrontiamo i fatti” corriamo il pericolo di diventare come enciclopedisti in esilio dalla terra natìa dove, se fossero rimasti in mezzo alla gente, avrebbero potuto fare la differenza.
Perché in un’Italia dove sono aumentate la classe media, l’alfabetizzazione e la polarizzazione politica poche persone leggono i igiornali? La stampa dovrebbe esser volgare e non rispettosa delle persone, e non dovrebbe vergognarsi di esprimersi con un idioma volgare. La democrazia è popolare. Anche i giornalisti non dovrebbero mai dimenticare che il più eloquente degli ossimori è “gentiluomini della stampa”.

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