Italiani: spaghetti, pizza e… orologi
Il tempo è denaro. E, poterlo misurare con gli strumenti più belli e più nuovi è una delle manie di molti italiani oggi. La nostra nazione è, infatti, la quarta al mondo ad acquistare più orologi dopo Stati Uniti, Hong Kong e Giappone. Ogni italiano, secondo le statistiche dell’eminente casa editrice Sothis Editrice di Roma, oggi possiede ben otto orologi – e non più uno solo, ma “bello”, come dieci anni fa. L’orologio è sentito, ormai, come uno dei tanti “gioielli” da indossare in varie occasioni e da abbinare a stili di vestire diversi. Le cifre parlano chiaro: nel ’99 abbiamo speso circa 2000 miliardi di lire in orologi (circa 10 per cento in più rispetto al ’98). Tuttavia, è vietato parlare d’ostentazione. Adesso è di moda il minimalismo e, perciò, i metalli “bianchi” come acciaio, oro bianco e platino che sono preziosi, ma poco appariscenti. La plastica e i materiali tecnologici piacciono ancora, mentre l’oro è in flessione. Gli orologi classici e quelli sportivi piacciono in misura uguale, mentre i modelli con il braccialetto in metallo “crescono”. Gli orologi con movimento meccanico sono sempre molto apprezzati, mentre, tra gli orologi al quarzo, i preferiti sono quelli con il display a cristalli liquidi – perché la tecnologia ha sempre il suo fascino. Ma gli italiani sono veramente ammalati di “orologite”? Sembra proprio di sì ed irrimediabilmente. Sarà per il forte senso estetico che li contraddistingue e per il loro insopprimibile bisogno d’apparire. Sta di fatto che neanche in Svizzera, tradizionale patria dell’orologeria (e sede delle due maggiori fiere di settore appena svoltesi a Basilea e Ginevra), esistono tante riviste specializzate come in Italia. Qualche nome? “La Clessidra” (nata nel 1945), “File Watches” (tiratura 20.000 copie), “Orologi”, “Orologi da Polso”, “L’Orologio” e “Vogue Gioiello”. Ma questo successo è indice di benessere economico? Un Rolex può costare da 6,5 a 60 milioni,un Patek Philippe costa da 8,4 a 180 milioni e Cartier da 1,2 a 120 milioni. O forse che gli orologi “di lusso” sono diventati beni di prima necessità? (mcpavarini@tiscalinet.it)
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