Italy sempre “pittoresco”
Ci si ritrova ad amare l’Italia come un’amante per i suoi vizi, piuttosto che come una moglie per le sue virtù. Eppure non è mai così semplice. Per l’Italia lo Stato è una cosa; gli italiani, la loro civiltà e la loro cultura, un’altra. È questa la tradizione che Tobias Jones, approdato a Parma per stare con la fidanzata, si è messo a studiare e capire. Alla fine del suo pellegrinaggio si ritrova, «patriottico e orgoglioso del suo paese adottivo», a cantare l’inno di Mameli sulle terrazze di Parma, e capisce che non se ne andrà mai.
Per capire l’italia studia il calcio
Gli inglesi e gli italiani vanno così d’accordo perché sono le due facce della stessa medaglia. I poli opposti si attraggono. Tuttavia, gli italiani non dovrebbero “scaldarsi” tanto se gli inglesi, con lo stile di confronto diretto che li contraddistingue, mettono in luce queste differenze, come fa Tobias Jones. Nell’Italia consociativa “si fanno affari con i propri amici”. In Gran Bretagna, che è meno sottile, la competizione esige che nella dimensione del tempo gli amici diventino dei nemici. La famiglia, gli amici e la privacy sono nemici della “mano invisibile” del capitalismo anglosassone. è per questo che il Financial Times e l’Economist sono così contrari a Berlusconi, e, se è per questo, anche agli Agnelli e a tutti gli altri personaggi del capitalismo familiare italiano. Benché spesso esasperato, egli si delizia, come facciamo tutti noi esuli, della compagnia degli italiani di fronte alle avversità del “quarto stato”, la burocrazia. Ha letto diffusamente, e i suoi informatori vanno da Rauti a Sofri. Gli italiani gli hanno assegnato fatiche di una “terribile bellezza”, come dice la descrizione che fa Yeats dell’Italia, prima che gli sia permesso impalmare la sua sposa, insieme alla sua nuova identità nazionale. La prima fatica d’amore di Jones è la lingua, che egli conosceva solo dalla musica e dai menu e che impara mentre insegna la sua all’Università. «Più parole imparavo, però, più capivo le loro origini, e più il Paese mi sembrava, non caotico, ma incredibilmente gerarchico e formale». Jones si rende anche conto di quanto l’Italia sia un concetto sovrapposto a delle città-stato linguisticamente diverse. Si rende anche conto che la lingua di Stato, espressione denigratoria, era fatta di ottenebramento e pomposità. Davanti allo Stato alieno e incomprensibile, per sopravvivere rimaneva solo la furbizia. «Si obbedisce rigorosamente solo alle regole su come vestirsi per uscire o andare a cena; qualunque altra regola – vuoi semafori o limiti di velocità, o cartelli “vietato fumare” – costituisce solo un suggerimento». Adottando la filosofia di Pirandello, che diceva che è impossibile distinguere la fantasia dalla realtà, e che la storia tradotta in inglese significa sia story (inventata) che history (gli eventi storici) Jones frequenta la Commissione Stragi per indagare sul “muro di gomma”. «Ero affascinato non tanto dal compito storico che era stato affidato alla Commissione, ma da una cosa molto diversa. Perché ci sono tanti misteri in Italia? Perché nessun giornalista o storico o giudice può mai dire quello che succede? Io non ero interessato alla verità dietro alle stragi (un’impresa che sospettavo si sarebbe rivelata impossibile), ma piuttosto a spiegare a me stesso perché, in Italia, la verità non sembra mai venire a galla. Come funziona, davvero, quel “velo” italiano che cela, bellissimo e intrigante?». Il suo resoconto dettagliato del processo di Piazza Fontana e delle sue origini nella guerra civile 1943-5 lo portano solo a una forma di paranoia mista al non essersi mai sentito così felice e al sicuro come a Parma. Quindi, pensando ingenuamente di scrivere di qualcosa di “più semplice”, studia il calcio, che scopre essere una parabola italiana di “punizioni e impunità” e scopre anche che il linguaggio usato per discutere della mancanza di trasparenza sugli arbitraggi e sui risultati rispecchia precisamente quello usato per discutere della mafia e del terrorismo. Sono la fantasia e la furbizia italiane che colpiscono e deliziano Jones, giocatore e spettatore, che vi vede anche più di un legame personale con la politica. «La mentalità calcistica di Berlusconi voleva dire che era l’ideale per il nuovo sistema del “chi arriva prima vince”, destinato a rivoluzionare la politica italiana. La politica italiana improvvisamente diventava più simile al calcio: uno show-down fra i due poli; si potevano insolentire i fan e i giocatori della squadra rivale, sia sportivi che politici».
Verosimile, non vero
A questo punto va a trovare Sofri, che è “dentro” perché insiste, con arroganza, e in quanto facente parte della “minoranza morale”, a voler giocare secondo le regole, evitando sia le finte sia il dribbling. Jones scrive cose rivelatrici sia degli anni di piombo sia del golpe Borghese, e davanti alla domanda sul perché la storia italiana sia così opaca Sofri risponde: «Quando le cose si dicono, e si accompagnano con prove e fatti, non si viene creduti. Quando una cosa è ovviamente verosimile, non può essere la verità, sarebbe troppo semplice: sarebbe troppo ovvio, troppo facile, quindi non può essere vero». Tuttavia Sofri fa notare anche che «la gente fuori vive come fosse in carcere, incollata davanti alla televisione». Questo porta Jones a considerare “I mezzi per sedurre”. «Non so se sia per via della Riforma, che fu iconoclasta e “scritta”; o perché la Gran Bretagna ha avuto, nel complesso, migliori scrittori, mentre l’Italia ha avuto artisti di gran lunga superiori, ma il fatto è che l’Italia, a differenza della Gran Bretagna, è un Paese visivo, piuttosto che letterario». Certamente, in presentazioni personali gli inglesi sono tanto “ineleganti” quanto il loro calcio. Il cinema italiano, di cui Jones scrive in modo perspicace, ha una storia stupenda. «Io mi aspettavo che la televisione fornisse un altro esempio della genialità visiva italiana. Invece accendere la Tv era come far entrare in casa un bottegaio insistente». Al che un amico italiano replica che è vero, la televisione italiana è spazzatura, ma d’altra parte lo è anche la cucina inglese. Tuttavia, quando si tratta di notiziari Tv Jones trova che i giornalisti italiani siano come gli arbitri: «può darsi che la parzialità sia casuale, subliminale, ma è molto evidente». Considera l’economia in nero una cosa impossibile da evitare, dopo aver cercato di farsi pagare dall’università di Parma, e le tangenti come l’unica vera forma di tassazione di una volta. Nota anche «la continuità con l’Italia fascista» dell’Iri, dell’Imi e dell’Agip. Questo resoconto della rivoluzione, e adesso della contro-rivoluzione, di Tangentopoli dimostra come Berlusconi abbia potuto identificare un “centrocampo” da occupare elettoralmente.
Berlusconi, falso profeta
Trovandosi a manifestare pure lui l’universale atmosfera emotiva italiana di paranoia e pessimismo, Jones punta verso sud e si reca a San Giovanni Rotondo. «Per uno abituato ai muri imbiancati delle cappelle cristiane metodiste, dove la religione pare semplice, cerebrale, e ogni tanto austera e a volte noiosa, la storia del cattolicesimo e del Vaticano degli ultimi anni sembra esattamente l’opposto: pittoresca, confusa, avvincente e sempre misteriosa». Tuttavia egli comincia a vedere del femminismo nella venerazione della Madonna ed è felice quando a Pasqua un monaco viene a benedire il suo appartamento. «Ci sono anche molti che credono – come per i misteri dello Stato italiano – nell’intervento di poteri invisibili, inspiegabili». Jones paragona la Magna Charta del Vaticano II all’occulto della P2. Come in un racconto laico, una storia italiana narra il perché, dopo il successo fiscale e finanziario del centrosinistra, Berlusconi abbia avuto l’immaginazione necessaria per vincere. Secondo Jones, «come riconobbe Machiavelli, “l’Italia sembra sempre in attesa di individuare chi può essere colui che le guarisce le ferite… vedete come l’Italia implora Dio perché mandi qualcuno a salvarla da quelle crudeltà e oltraggi barbari; vedete com’è disponibile e pronta a seguire lo stendardo, basta solo che qualcuno lo innalzi”. In Italia c’è un anelito verso un redentore, verso un politico che innalzi il nuovo stendardo e “ripulisca quelle ferite” fatte in anni di malgoverno. Fu questo l’appello di Mussolini nel 1922 e dei Democristiani nel 1948. Ogni nuovo regime politico viene salutato come una radiosa alba nuova prima di essere furiosamente rigettato quando quell’alba si palesa come falsa e ultima (il che, naturalmente, serve solo ad aumentare la voglia di un altro redentore)». Per Jones, il Presidente del Consiglio ha senza dubbio il potere di cambiare l’Italia. «Non c’è angolo della penisola in cui puoi sfuggire alla sua presenza e ai suoi prodotti. Sono tutti d’accordo che si tratta di un profeta, ma nessuno è ancora riuscito a capire se sia, o meno, un profeta falso». L’Italia comunque è, come sempre, «troppo bella» e questo vale in particolare per Parma. Jones «non riesce a immaginare di vivere da qualche altra parte», poiché, come scrisse Giovanni Guareschi, diventato adesso suo concittadino parmense, «la passione politica spesso raggiunge un’intensità fastidiosa, eppure questa gente è molto bella e ospitale e generosa e ha un senso dell’umorismo altamente sviluppato».
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