Jarach ha tutto il diritto di querelare il decano dei giornalisti

Di Reibman Yasha
15 Giugno 2006

Andrea Jarach si è candidato alle comunali di Milano con la lista civica di Letizia Moratti. Jarach ha poi scoperto che la Moratti aveva deciso di emulare la Cdl e siglare un pessimo accordo elettorale con liste neofasciste. Jarach ha protestato, non è un candidato qualsiasi. Non solo è ebreo, non solo il padre e il fratello sono stati presidenti della Comunità ebraica milanese, ma lui stesso guida la Federazione delle Associazioni Italia-Israele. Soprattutto è editore e da anni dedica parte del proprio lavoro alla Shoah e alla diffusione della cultura ebraica e di quella israeliana. Nei prossimi mesi Palazzo Reale ospiterà una mostra su artisti israeliani contemporanei organizzata proprio da lui. Jarach ha scelto comunque di candidarsi con la lista Moratti poiché ha ritenuto che il nuovo sindaco di Milano fosse una garanzia sufficiente per arginare i fascisti (che per fortuna non hanno avuto eletti). Si può criticare la sua scelta politica, non si può certo mettere in discussione la persona. Biagi è un giornalista serio, ha mostrato spesso una sensibilità particolare per il mondo ebraico. Sull’Espresso Biagi non ha certo mostrato simpatia per Jarach, che lo ha querelato. Vedremo che dirà la magistratura. Ma una cosa dovrebbe essere chiara. Ogni ebreo è libero di fare politica e non deve sentirsi sotto tutela, può schierarsi con chi crede e non deve temere poi di venir accusato di “spaccare la Comunità”. Un appunto che Biagi ha mosso Jarach e che pare proprio privo di fondamento.

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